Elisabetta Cassani: la mia esperienza alla Mostra su Monreale al Meeting

Intervista di Francesco Inguanti

Elisabetta Cassani è un’insegnate di latino e greco di Milano che ha fatto da “guida” nella mostra sul Duomo di Monreale al Meeting di Rimini. A conclusione della settimana le abbiamo chiesto le sue impressioni su questa esperienza.

Qual è il tuo rapporto con il Meeting?

Faccio parte dei volontari del Meeting da molto tempo. In particolare negli ultimi anni ho svolto il ruolo di “guida” delle mostre.

E perché quest’anno in questa mostra?

Ho dato anche questa volta la mia disponibilità e a luglio mi è stato comunicato che avrei lavorato a questa. La proposta mi è subito piaciuta e quindi ho cominciato a studiare il materiale che mi è stato inviato. Devo dire per onestà che all’inizio mi sono un po’ spaventata visto l’impegno che mi si richiedeva.

Sei già stata a Monreale?

Si, già due volte ed ogni volta ne ho ricevuto una grandissima impressione. Nella mia vita ho girato e visto molte cose, ma Monreale ha lasciato un segno indelebile che mi rimane tutt’ora.

Come è stato l’impegno della preparazione?

Prima di giungere a Rimini ovviamente ho studiato il materiale speditomi, ma appena giunta qui ho compreso e fatto mio il punto di osservazione sulla stessa mostra. Mi sono detta: Che fortuna, per una settimana starò “a mollo” nella bellezza.

E così è stato?

Si, ogni volta che ho accompagnato gruppi di visitatori sono rimasta impressionata come se si trattasse della prima volta, soprattutto dal secondo video che mi appare ogni volta più bello e che mi pone sempre nuove sensazioni e interrogativi.

Cosa ti è accaduto ad ogni visita?

È stata ogni volta una nuova avventura: certo sapevo come dovevo muovermi, che tempi utilizzare, su cosa soffermare di più l’attenzione, ma alla fine è sempre stata una nuova esperienza, sia per quello che sono riuscita a comunicare sia per quello che mi hanno comunicato i visitatori.

Quali sono stati i momenti più significativi lungo il percorso?

Il momento clou della visita è sempre stato l’incontro con l’Icona della Madonna Odigitria. Le reazioni sono sempre state di stupore e meraviglia, ma quella che più mi ha sorpreso è stata quella accaduta mentre accompagnavo un gruppo di russi. Giunti davanti alla Odigitria si sono messi a cantare e pregare. Francamente non me l’aspettavo.

E poi?

Un’altra volta qualcuno ha portato dei fiori. Ma quasi tutti hanno rispettato l’invito al silenzio e alla riflessione. Per carità ci sono stati anche quelli incapaci di fermarsi e contemplare il mistero e si sono distratti chiedendo se è l’originale o la copia, quanto è grande, che valore economico ha, ecc.

E alla fine che giudizio ne hai tratto?

Mi è venuta questa riflessione. Questa icona è la cosa più preziosa che c’è al Meeting, da tutti i punti di vista. Eppure è in un angolino, al buio e bisogna andare a cercarla. Ciononostante la Madonna è lì a richiamare tutti, anche quelli che magari non la vedranno.

E di fronte al Pantocrator cosa è accaduto?

La visita si conclude sempre di fronte al Pantocrator. Lì la gente rimane a bocca aperta. È qualcosa che si impone, ma che al tempo stesso ti abbraccia. I più sono rimasti senza parole. Molti che non sono mai andati al Duomo sono usciti dicendo che vogliono andarci.

C’è dell’altro?

Si un altro elemento che colpisce è la figura di Guglielmo II, un re certamente diverso dagli altri che aveva un rapporto particolare con la Madonna e la sua terra e che ha fatto qualcosa di straordinario, molto diverso da quello che fanno in genere gli altri regnanti. Cosa ti porterai a casa da questa settimana?

Come ho detto all’inizio ho fatto da guida ad altre mostre in altri anni, ma questa è stata assolutamente diversa. L’impegno minimo che ho assunto è di tornare a Monreale e rivederla con gli occhi che mi sono fatta questa settimana a Rimini.

 

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