Pubblicato il: 27 Agosto 2019 alle 4:18 pm

La mostra “Si aprì una porta nel cielo. La Cattedrale di Monreale”, vista con gli occhi di Gabriella Stabile

di Gabriella Stabile Di Blasi

Inizio ringraziando di cuore chi ha ideato, proposto e realizzato la mostra intitolata:
“Si aprì una porta nel cielo. La Cattedrale di Monreale”, che senz’altro passerà alla storia come una delle più interessanti del Meeting di Rimini.

In Fiera, percorrendo l’itinerario proposto a chi visita l’esposizione, ho percepito una bellezza che emana una positività così attraente, da provocare un sussulto esistenziale, uno spiazzamento che induce ad una riflessione, perché tutto ciò che viene raccontato, illustrato ed esposto è un ponte che conduce verso il Mistero ultimo delle cose.

Il complesso architettonico di Monreale è un esempio di arte romanica in Sicilia: è una sintesi singolare di diverse culture (bizantina, islamica, normanna) che testimonia che l’incontro con modi differenti di vivere la vita può generare una ricchezza.

E anche oggi può essere così.

Visitando la mostra, si percepisce che il centro della fede cristiana è l’Incarnazione, cioè l’Avvenimento di Dio che si fa uomo nel tempo e nello spazio.

Per giungere a contemplare questa certezza, manifestata dalla decorazione musiva presente nel catino absidale del duomo, si accede attraverso il portale di Bonanno Pisano, che non costituisce una rigida separazione tra spazio sacro e spazio profano, perché la decorazione plastica delle formelle, a tema biblico, facilita il cammino verso la conoscenza e, insieme ai mosaici dell’interno, indica una traccia, seguendo la quale si giunge alla contemplazione del volto del Cristo Pantocratore.

Tutta la mostra favorisce un’ampia conoscenza della fede cristiana e spinge a un cambiamento di sguardo sulla realtà, che può anche condurre a un rinnovamento della vita. Nel Medioevo tutte le opere contenute in un edificio sacro avevano una funzione teologica, teofanica ed educativa: erano la Biblia pauperum che istruiva attraverso segni sensibili; se essi venivano accolti nel loro profondo significato, insieme alla liturgia costituivano un itinerario verso la santità. Anche oggi, se Lo accogliamo liberamente, Dio ci attira a Sé, ci forma e ci assimila con la Sua bellezza, la Sua verità e la Sua bontà.

Nell’itinerario della mostra, ciò che maggiormente mi ha colpito è stata l’esposizione dell’icona originale di età medievale della Vergine Odigitria, posta in una zona riservata solo a lei. L’ottima fattura artistica, ma anche il significato di cui essa è portatrice, mi hanno indotta ad accogliere con rinnovata gratitudine la vita nuova ricevuta attraverso la sequela della Chiesa e a desiderarla continuamente con gioia.

Questi sentimenti mi hanno indotto a formulare una preghiera.

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About the Author: Francesco Inguanti

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