“Non possiamo tacere”. L’impegno dei laici catanesi in occasione delle recenti elezioni

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di Francesco Inguanti

In occasione delle recenti elezioni nazionali e regionali del 25 settembre 2022 un gruppo di laici della diocesi di Catania ha deciso di mettersi in discussione ed ha prodotto un documento sottoscritto da numerose associazioni e singoli cittadini di varia estrazione e sul documento ha aperto un confronto in tante parrocchie e luoghi della diocesi.

Si è trattata di una iniziativa certamente interessante – forse l’unica in area cattolica – che ha cercato di utilizzare la circostanza elettorale per invitare tutti a prendere più sul serio l’appuntamento che sembra destare sempre minore interesse tra tutti gli elettori, come l’alto tasso di astensionismo ha dimostrato.

A partire sono stati in pochi, ma molti sono stati poi i consensi.

Tra i promotori va annoverato don Piero Sapienza, il quale nella sua qualità di Direttore dell’Ufficio Diocesano per i Problemi Sociali e Lavoro, Giustizia, Pace e Salvaguardia del Creato, in piena estate di fronte alla caduta del Governo e al senso di confusione che ha pervaso molti, ha scritto un articolo che ha costituito l’inizio di una discussione tra i cattolici catanesi con l’obiettivo di giungere alla sottoscrizione del “Documento dei 177” a livello nazionale propagandato da Avvenire.

Contestualmente Claudio Sammartino, già Prefetto di Catania, che ha proposto all’Arcivescovo mons. Luigi Renna di prendere una iniziativa proprio durante la campagna elettorale per aiutare tutti a vivere con maggiore consapevolezza la circostanza, stilando un documento più aderente alle problematiche regionali e locali.

A questo lavoro iniziale si è aggiunto il significativo contributo di Febronia Lamicela, segretaria della Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali, che proprio per la responsabilità che riveste ha promosso il fattivo collegamento tra le tante realtà del laicato etneo che nel corso delle settimane si sono rivelate il motore di tutta l’iniziativa.

A lei abbiamo chiesto per prima di ricordare come è nata l’idea: “Noi ci siamo ritrovati subito in sintonia e abbiamo dato vita ad un gruppo di laici che avesse il compito di affrontare le gravi questioni sul tappeto ed esprimesse con chiarezza le preoccupazioni e gli auspici per uscire dalla grave crisi sociale e politica interna e internazionale”.

Don Sapienza ricorda così quei momenti iniziali: “La nostra Commissione dei Problemi Sociali e del Lavoro aveva organizzato con la Consulta delle Aggregazioni Laicali, un incontro online (con la partecipazione di circa 50 persone). In tale occasione insieme a Claudio Sammartino ho esposto le linee principali del documento e recepito le osservazioni, utili e pertinenti, provenienti dai membri della Consulta. Inoltre, abbiamo costituito un gruppo di docenti universitari, rappresentanti del sindacato, membri della società civile e della Commissione di PSL e abbiamo redatto una prima bozza del documento che, dopo ulteriori suggerimenti, abbiamo completato il 25 agosto. Abbiamo fatto una bella esperienza di ascolto reciproco, di dialogo, secondo lo stile sinodale”.

Prosegue il racconto Claudio Sammartino: “È iniziato, così, un lavoro di discernimento che ha approfondito e definito le priorità e le emergenze da indicare ai candidati, per i loro programmi e per l’azione politica ed amministrativa, ed agli elettori, per favorirne l’orientamento al momento del voto. Non si trattava, quindi, di indicare “per chi” votare ma “per cosa” e verso quali priorità e programmi orientare la propria preferenza, pur in un ambito limitato tenuto conto dell’attuale legge elettorale per eleggere il Parlamento, che ha ridotto significativamente le possibilità di scelta dell’elettore”.

Il metodo e i contenuti hanno costituito l’ossatura di un percorso che dopo la presentazione nel corso di una affollata manifestazione con oltre 350 partecipanti in presenza e altri in collegamento streaming, svoltasi il 5 settembre presso il salone dei Vescovi dell’Arcivescovado di Catania, ha visto impegnati i promotori in numerosi incontri all’interno della diocesi volti soprattutto ad ascoltare e dibattere, senza la preoccupazione di dare indicazioni o di lanciare divieti.

Don Piero Sapienza ha definito la caratteristica del documento la laicità. Gli abbiamo chiesto il perché: “Laicità va intesa nel senso più alto del termine (che non combacia con laicismo). Sia perché è un testo che è stato redatto da un gruppo di laici cristiani, sia perché, secondo lo spirito della Dottrina Sociale Cattolica, vuole parlare a tutte le persone di buona volontà, che condividono valori morali profondamente umani: senza preclusione nei confronti di nessuno”.

Molto e molto dettagliati i temi affrontati nel documento, reperibile su http://www.diocesi.catania.it/sites/default/files/Documento%20definitivo%20con%20firme%209%20settembre%202022.docx%201%20corr.%2008%2009.pdf .

Si parte dalla richiesta della attuazione della sussidiarietà, non solo come attuazione del principio costituzionale ma anche come metodo di lavoro ad ogni livello, istituzionale e sociale, e si passa quindi al richiamo alla reale libertà di educazione, intesa come diritto e non privilegio o concessione. C’è poi spazio per la richiesta di investimenti per potenziare le infrastrutture viarie e di comunicazione, e ad efficaci politiche di salvaguardia e tutela dell’ambiente, inteso come patrimonio da custodire per le generazioni future (cfr. Laudato si’ e il nuovo testo dell’art. 9 della Costituzione) in un’ottica di ecologia integrale.

Particolare attenzione è stata prestata alle povertà (economica, educativa, lavorativa, abitativa) che costituiscono, talvolta, spinta privilegiata per l’accesso anche da parte dei minori alla devianza e alla criminalità comune e mafioso, “portatrice di una cultura di morte”, come dice papa Francesco, e che recluta più agevolmente persone che non lavorano e minori che non vanno a scuola.

“Il Documento – precisa Sammartino – è stato accolto con convinta partecipazione anche in provincia. Sul territorio si sono svolti, infatti, diversi incontri nei quali sono emersi sia il significativo auspicio di continuare l’impegno avviato, sia la decisa richiesta di svolgere attività di formazione in coordinamento con le altre realtà della Diocesi. Anche per non deludere tali attese e dare continuità all’iniziativa intrapresa, a breve saranno resi noti i dettagli di un percorso strutturato di formazione all’impegno sociale e politico, aperto a tutti (cattolici e non) che si svolgerà con modalità innovative”.

Per “vigilare sulla reale attuazione di promesse e progetti” i proponenti stanno continuando anche dopo le elezioni il lavoro di discernimento volto ad esercitare il giudizio e a formulare valutazioni sull’ attività politico-amministrativa e legislativa.

A Catania si svolgeranno presto le elezioni per eleggere il Sindaco e il Consiglio Comunale. Una importante e ravvicinata scadenza che Febronia Lamicela commenta così: “Il futuro ci riserva un ruolo attivo di vigilanza, di sostegno e di proposta alle forze politiche affinché attuino politiche serie anche per riconquistare tutta quella fascia larga di elettorato, la maggioranza, che astenendosi dal voto ha evidenziato sfiducia e poco interesse per la cosa pubblica”.

Abbiamo chiesto a don Piero sapienza una conclusione: “Siamo consapevoli che come comunità cristiana non possediamo ricette e soluzioni per ogni problema, piuttosto, vogliamo essere compagni di viaggio con tutte le persone di buona volontà per sostenere e incoraggiare la ricerca e l’attuazione di proposte per il bene comune. In definitiva, vogliamo essere cristiani che non si abbandonano al pessimismo sulla tragicità dell’oggi, ma cercano i segni dei tempi in cui sono stati chiamati a vivere, sapendo mettere mano alle cose con la responsabilità e il coraggio della profezia (cf. Le comunità cristiane educano al sociale e al politico n 5). Aspirando a un ideale alto di città, vogliamo parafrasare Papa Francesco e diciamo: “come sono belle le città dove ognuno fa la sua parte perché si crei un nuovo umanesimo fraterno e solidale”. (Vd Ev. G).

Più volte nel corso degli incontri svolti gli organizzatori hanno citato questa frase di Luigi Sturzo che ben esprime il senso di tutto questo agire. «Se i cristiani, invece di cooperare, si tengono in disparte per paura della politica allora partecipano direttamente o indirettamente alla corruzione della vita pubblica, mancano negativamente o positivamente al loro dovere di carità, e in certi casi di giustizia».

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