Si apre la Settimana Sociale dei Cattolici. Ne parliamo con Giuseppe Notarstefano

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di Francesco Inguanti

Si svolgerà a Taranto dal 21 al 24 ottobre 2021 la 49ª Settimana Sociale dei cattolici. Abbiamo chiesto a Giuseppe Notarstefano, Presidente Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana e componente del Comitato scientifico ed organizzatore, di anticipare alcuni dei temi che saranno affrontati.

Ci spieghi innanzitutto cos’è l’appuntamento di Taranto.

La Settimana di Taranto è prima che un convegno o una manifestazione una grande occasione. Infatti nel percorso che stiamo facendo con le Settimane Sociali è sempre più maturata l’idea che questo strumento deve essere a servizio di un processo, di una transizione, di un cambiamento, che è quello che vogliamo fare.

Ma dal programma emerge che ci saranno incontri, dibattiti, visite, ecc. Dunque?

Le Giornate di Taranto saranno importanti innanzitutto perché saranno un punto di snodo di questo percorso di preparazione nel quale abbiamo voluto mettere a fuoco soprattutto la grande questione del cambiamento del modello di sviluppo.

Parchè allora a Taranto?

Taranto da questo punto di vista è un luogo esemplare, in quanto lì si può toccare la carne viva del tipo di sviluppo che abbiamo fin qui prodotto. Esso, infatti, ha portato a vivere alcune dimensioni come se fossero davvero in contrapposizione Esempio classico è quella tra ambiente e sviluppo economico e lavoro.

Ed invece?

Invece la sfida è quella di trovare delle tecnologie, e oggi ce ne sono tante, che abbiano la capacità da un lato di custodire le risorse ambientali in modo tale che siano feconde anche per le generazioni future, ma contemporaneamente di prendere sul serio il bisogno di realizzazione che si può fare solo con il lavoro delle persone.

Ma bisogna anche pensare a chi non ha lavoro?

Si, certamente, ma non basta il reddito di cittadinanza, che può essere un correttivo, uno strumento temporaneo, parziale. La vera grande sfida è fare sì che da questa benedetta transizione ecologica, da questo PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che porterà un enorme flusso di investimenti pubblici, si possa rigenerare un tessuto produttivo.

E più in concreto come vi state muovendo?

Noi abbiamo fatto una mappatura di buone pratiche, di piccole e medio grandi realtà d’impresa che hanno preso sul serio questa scommessa, che sono presenti su tanti territori, che si ispirano spesso ad una visione cooperativa. Di questi si parlerà a Taranto ed alcune del circondario saranno oggetto di visite guidate.

E poi?

Stiamo elaborando una piattaforma di indicazione per le politiche pubbliche che abbiamo già iniziato a discutere con le istituzioni nazionali. A Taranto ci sarà Enrico Giovannini, Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, insieme ad altri ministri, Paolo Gentiloni, Commissario Europeo per gli Affari Economici, David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo e speriamo di avere anche il Presidente del Consiglio dei ministri.

Con quale obiettivo?

L’idea è di influire sul piano delle politiche economiche che ovviamente hanno la maggiore possibilità di influenza. Però c’è un cambiamento che riguarda anche le persone, un cambiamento di mentalità, un approccio che deve iniziare con la conversione ecologia degli stili di vita, che non vuol dire il modo con cui consumiamo o facciamo la raccolta differenziata, ma anche un modo con cui riorganizzare le aziende.

E cioè?

Vorrei ricordare a tal proposito che il paradigma della responsabilità sociale d’impresa nasce nell’ambito del profit, non è una sorta di beneficenza sui generis, è un modo di dire che l’azienda deve rendere conto ad una serie di portatori d’interessi tra cui il territorio. Una azienda non può delocalizzarsi senza tener conto del contesto. L’azienda ha una storia, è fatta dal capitale umano, di gente che vi lavora. Recuperare una visione economica più a misura di uomo significa lavorare in questo percorso che abbiamo tracciato.

Come si colloca tutto ciò con il percorso Sinodale della Chiesa?

L’esperienza di Taranto è già una esperienza sinodale. È iniziata già nell’incontro fatto a Cagliari nel 2017. Sinodalità per noi significa cercare di tenere insieme uno sguardo unitario sulla realtà perché tutto è connesso, tutto è globale. Bisogna evitare di far prevalere una dimensione sull’altra, l’economico sul politico, il tecnologico sul sociale, cercando di dare spazio a tutti. Come dice il Papa sinodalità non è fare un parlamento cattolico, è la capacità di dire siamo convocati attorno al bene comune, siamo convocati dallo Spirito Il primo passaggio è lo sguardo contemplativo Poi c’è l’azione comune, cioè mettere insieme le capacità che ciascuno ha e questo dà maggiore efficacia agli itinerari che abbiamo individuato. La Settimana di Taranto deve essere un ulteriore rafforzamento di questo cammino sinodale.

 

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