Dal turismo religioso una opportunità di riposo e di riflessione per tutti

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di Francesco Inguanti

Si è svolto dal 25 al 27 settembre 2021a Terrasini – Città del Mare il Travelexpo 2021, la Borsa globale dei Turismi, sul tema “Il coraggio di agire”.

Le diocesi dell’Isola sono state protagoniste di una intera giornata in coincidenza con la Giornata Mondiale del Turismo.

Al mattino si è tenuto una tavola rotonda su “Costruire cultura per sostenere la crescita di un turismo “inclusivo “cui ha preso parte tra gli altri l’arcivescovo Michele Pennisi che ha svolto il tema: “Investire sulla formazione e sulla cultura per favorire la crescita dei territori.

Nel pomeriggio si è tenuto un Workshop su: “I Parchi culturali ecclesiali siciliani si incontrano e incontrano”, che è stata una utile occasione di confronto con varie realtà del settore con le quali proporre un’offerta di turismo conviviale siciliana.

Nel corso dei lavori abbiamo posto a mons. Pennisi alcune domande.

Gli abbiamo chiesto innanzitutto perché desta interesse il turismo religioso.

Interessa particolarmente perché a livello globale, non stante una battuta d’arresto dovuta alla pandemia, i numeri descrivono un fenomeno in grande crescita, che è visto come opportunità di sviluppo locale particolarmente delle aree interne in grado di intercettare la domanda di viaggiatori spinti da motivazioni in qualche modo legate al senso religioso.

Chi sono i destinatari?

Si tratta di pellegrini o di turisti definiti dagli esperti “pluridimensionali”, alla ricerca di esperienze legate alla tradizione cattolica nella sua pluralità di forme o vagamente religiose, abbinate a pratiche spirituali solitarie o orientaleggianti, connesse con la frequentazione di beni artistico-architettonici a carattere religioso, ma anche di musei etnografici e archeologici o di trattorie che servono cibi tipici.

Qual è il ruolo della Chiesa?

Poiché viviamo in un contesto culturale di perdita di identità.  La Chiesa è chiamata ad accompagnare questi pellegrini o turisti con gesti di accoglienza e di dialogo, per dare spazio a momenti di amicizia e di festa facendo riscoprire le proprie radici.

E l’obiettivo?

Valorizzare i vari territori trasformandoli in luoghi ospitali e significativi che si fanno laboratori di senso e di relazioni che avviano processi di possibilità nuove per alimentare la vita di desideri autentici e di speranza concreta.

E in concreto?

Valorizzare un luogo significa aiutarlo a scoprire ed esprimere tutte le potenzialità di luce che porta compresse nella sua identità e nelle sue memorie e prospettive, aperte ad un futuro di speranza. Si tratta di prendere tutto il patrimonio culturale materiale e immateriale per farne dono all’ospite.

Quali passaggi istituzionali si sono compiuti per giungere ai progetti in atto?

Nell’Accordo Accordo di collaborazione tra gli Assessorati dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana, dell’Agricoltura, del Territorio e Ambiente e del Turismo della Regione Siciliana e le Arcidiocesi di Palermo, Agrigento, Monreale e l’Eparchia cattolico-bizantina di Piana degli Albanesi per la valorizzazione e fruizione dell’” Itinerarium Rosaliae”.  è  stato messo in evidenza che “la Chiesa, in una prospettiva pastorale, considera il turismo religioso una concreta possibilità di annuncio e trasmissione della fede; un’opportunità per l’uomo di ricerca di senso su sentieri privilegiati e riscoperti di spiritualità profonda; una riscoperta delle radici in un contesto culturale di perdita di identità; un’opportunità per attivare “itinera stuporis”, percorsi di vita buona, per introdurre le donne e gli uomini del terzo millennio all’arte vitale dello stupore ed alimentare la vita di desideri autentici di bellezza, di ricerca del bene comune, di solidarietà e di speranza; un laboratorio di creatività pastorale e di opportunità lavorativa soprattutto per i giovani, per renderli protagonisti del loro territorio e della loro storia; via per poter giungere al cuore umano e far risplendere in esso la verità e la bontà del Cristo Risorto, l’uomo perfetto e completo”.

E poi?

Vi è l’Accordo siglato nel 2018 tra la Regione Siciliana e la Conferenza Episcopale Siciliana, in un contesto più ampio di iniziative mirate per la promozione del turismo religioso, in cui è stata prevista la creazione di un Atlante dei cammini religiosi in Sicilia.  Si tratta di un segmento turistico importante, che intende favorire significativi flussi di pellegrini verso santuari da sempre meta di pellegrinaggi devozionali, non sempre conosciuti o valorizzati. E poi ci sono le iniziative più locali.

Ad esempio?

In alcune Diocesi comunità parrocchiali, associazioni ecclesiali o turistiche, hanno dato vita a percorsi tematici in diverse parti dell’isola ispirati ai vari santuari mariani o alla memoria dei santi minori venerati nei comuni siciliani. Tra questi: i monaci basiliani san Silvestro da Troina, san Teoctisto di Caccamo e san Leoluca da Corleone, gli anacoreti San Corrado Confalonieri e il beato Guglielmo da Noto, i cappuccini San Felice da Nicosia e san Bernardo da Corleone, al quale si ispirò il Manzoni nel delineare la figura di Fra Cristoforo. E poi c’è l’esperienza dei Parchi.

Vale a dire?

Al convegno sono presentati I Parchi culturali ecclesiali siciliani. In Sicilia già sono in 8 le diocesi che hanno aderito e che si stanno attivando a lavorare insieme per creare una Rete regionale con la speranza di coinvolgere anche molti giovani e dare loro un futuro di Bellezza e Speranza. Il progetto dei Parchi Culturali ha la pretesa di dare alle nuove generazioni uno strumento che permetta loro di far conoscere l’immenso patrimonio culturale che possiede la Chiesa e nello stesso tempo formarli ad essere “trasmettitori” di questa cultura a coloro che attraversano i nostri territori.

E per saperne di più?

Consiglio la lettura del documento che l’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della Conferenza Episcopale Italiana ha pubblicato col titolo: Bellezza e Speranza per tutti ove sono indicate le prospettive pastorali e le linee guida del progetto dei Parchi o Reti Culturali Ecclesiali e il Logo identificativo Locus Lucis.

Qual è l’interesse della Chiesa?

Attraverso questa iniziativa di una Chiesa in uscita si vuole attraverso l’esperienza della bellezza, la via pulcritudinis, suscitare lo stupore, che può aprire la strada al desiderio, che a sua volta può portare a scelte impegnative di vita buona, che possono far gustare la gioia vera dell’essere umani e cristiani! Si tratta di promuovere un impegno creativo di tutti i membri di una comunità locale a custodire un patrimonio e a renderlo capace di generare speranza concreta attraverso un lavoro nobile.

Quali sono i risvolti pastorali di tali iniziative?

È necessario dar vita ad una pastorale integrata, (Turismo, Beni Culturali, Caritas, Liturgia, Catechesi, pastorale sociale e della tutela dell’ambiente) con le differenze che accoglie e armonizza al proprio interno, per rendere la comunità in grado di entrare più efficacemente in comunicazione con un contesto variegato, bisognoso di approcci diversi ficati e plurali, per un fecondo dialogo missionario.

Bisogna valorizzare le opere dell’arte e dell’architettura prodotte nei secoli su iniziativa ecclesiale nascono a partire dalla fede nell’Incarnazione del Verbo di Dio e sono frutto di tale fede.

Nella sua relazione ha parlato anche di formazione. Perché?

Perché solo attraverso una formazione adeguata si potrà offrire agli operatori la consapevolezza dei doni inestimabili della bellezza di un territorio e la capacità di offerta e mobilitazione di questi doni. Alla bellezza infatti ci si educa. Perché il viaggio del pellegrino e del turista e persino del semplice curioso possa diventare un viaggio interiore, un incontro con il mistero dell’esistenza nel segno della fede, è necessario che vi siano persone capaci di aprire loro lo sguardo, di collegare il vedere col sentire religioso.

Ma qui si va ben oltre il turismo, seppur religioso.

Certamente si tratta di un percorso impegnativo, che costituisce una sfida a proseguire nella ricerca e nell’esplorazione dei territori, nella scoperta di buone prassi da narrare e trasferire, di contenuti che integrino e amplino il messaggio evangelico, per la costruzione di un nuovo umanesimo.

 

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