A conclusione della prima parte de “I Media della C.E.I. insieme … per passione” ne parliamo con mons. Michele Pennisi

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di Francesco Inguanti

Mons. Michele Pennisi, si può trarre una prima conclusione seppure a caldo di questi quattro giorni di intenso lavoro?

Il mio positivo giudizio parte innanzitutto da fatto che siamo giunti quest’anno alla sesta edizione della manifestazione. Ciò dimostra la bontà dell’intuizione iniziale e il grande lavoro svolto in questi anni dall’Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Monreale, diretto da Don Antonio Chimenti e dalla Associazione culturale “Così, per.. passione!” di Terrasini presieduta da Ino Cardinale. Senza peraltro dimenticare la sinergia con le direzioni e le redazioni di Avvenire, TV2000, InBlu Radio e AgenSIR – Servizio Informazione Religiosa e come sempre col patrocinato dal Comune di Terrasini e dall’Assessorato Regionale BB.CC. e delle Identità Siciliana.

E ciò cosa dimostra?

Dimostra che proprio l’intuizione iniziale, quella cioè di mettere insieme in un lavoro comune, i media della Cei era giusta. Non posso negare che all’inizio ho riscontrato un certo scetticismo, ma questi anni dimostrano che esso è stato vinto e la tavola rotonda che ha concluso anche quest’anno mettendo attorno al tavolo i direttori delle testate evidenzia la passione che ciascuno ha per il proprio lavoro e il vantaggio che ne può derivare lavorando insieme.

Parliamo adesso del tema di quest’anno. Quale è il suo giudizio?

Credo che il tema di quest’anno ci abbia fatto fare un passo in più.

Perché?

Torniamo indietro alle manifestazioni degli anni precedenti. Abbiamo parlato delle virtù, cardinali, che sono comuni a tutti gli uomini, e teologali, e già il percorso si è fatto più arduo. E poi ancora delle beatitudini, delle parabole, del Padre nostro ecc. Siamo sempre saliti nella intensità e profondità del tema. Ma mancava il soggetto.

Cioè?

Quest’anno è emerso il soggetto, Gesù Cristo, perché il Cristianesimo non è una serie di insegnamenti, non è neppure una serie di dettati morali. Il Cristianesimo è innanzitutto un incontro con una Persona. Se manca l’incontro con questa persona tutto il resto conta poco, perché la morale cristiana dipende sempre da una gratitudine. Se io ho incontrato Qualcuno che mi ama, di un amore che mi perdona, allora la mia vita comincia a cambiare. Ma se devo osservare dei comandamenti all’insegna del “non” iniziale, cioè che sono dei divieti, senza capire che derivano dall’esperienza di un grande amore, allora ho perso il cuore del Cristianesimo.

E nell’edizione di quest’ano tutto ciò cosa ha voluto significate?

Il fatto che attorno alla figura di Cristo si siano confrontati uomini di chiesa e di spettacolo, dell’arte e della cultura, della politica e della scienza, fa vedere che veramente Cristo è “il centro del cosmo e della storia”, come ci ha ripetuto per anni san Giovanni Paolo II.

Ma è emerso anche che in fondo nella società non c’è questo così grande interesse a conoscere Gesù Cristo. O sbagliamo?

Stiamo attenti perché nelle indagini di sociologia religiosa c’è sempre qualcosa che non torna. Perché le persone non svelano mai ciò che pensano nel profondo del loro cuore. Tra le tante persone che ho incontrato nella mia vita posso citare il caso di un autorevole accademico, manifestamente massone, che mi confessò che il venerdì santo di fronte alla processione del Cristo morto si commuoveva sempre profondamente. Ho incontrato tante persone che dicono di non credere, magari per una qualche forma di opportunismo, ma non so se nel profondo del loro cuore ci sia altro rispetto a ciò che affermano.

Vuole metterci in guardia dal giudizio?

Dobbiamo certamente stare attenti a giudicare perché nel profondo del cuore umano c’è sempre la nostalgia di un “totalmente altro”. Che poi questo si manifesti nel nome di Cristo o di un altro nome non è nostro compito giudicare. In fondo tutti sono interessati a Cristo, seppur ciascuno in modo diverso. A tal proposito Fëdor Dostoevskij dice che dovendo scegliere tra Cristo e la verità, sceglie Cristo

Ma non si può negare che c’è un abbassamento dell’interesse della Chiesa. Si parla con grande evidenza di chiese vuote anche in ambito cattolico. Dunque, che fare?

Certo c’è un certo abbandono delle pratiche religiose, ci sono sempre più giovani che non trovano interessante la Chiesa, ma in fondo tutti una certa nostalgia di Cristo l’hanno. Bobbiamo saper cogliere questi segni nascosti rispettandoli e facendoli emergere. E la manifestazione di Terrasini di quest’anno certamente ha aiutato tutti in questo percorso di scoperta o riscoperta della persona di Gesù Cristo.

 Ma dunque per finire chi è per Lei Gesù Cristo?

Rispondo con la conclusione dell’omelia che ho svolto oggi proprio su questo racconto evangelico. Quando Pietro risponde alla domanda di Gesù e gli dice: «Tu sei il Cristo», Gesù sente il bisogno di precisare: «Sono il Figlio dell’uomo che deve molto soffrire», colui che realizza la profezia del Servo sofferente di Dio di cui ci ha parlato il profeta Isaia nella prima lettura. Ecco la risposta può essere facile, ma per diventare suoi discepoli occorre seguire il cammino di Gesù, che è la via stretta della croce.

 Il programma prosegue con altri importanti appuntamenti

Il primo riguarda la celebrazione di Dante Alighieri attraverso:

una Mostra filatelica dedicata al Poeta e alla Divina Commedia,

un incontro-dibattito tra docenti, esperti come Lazzaro Rino Caputo, Università di Roma Tor Vergata – già presidente Conferenza Nazionale dei Presidi delle Facoltà di Lettere e Filosofia delle Università Italiane.

un concorso rivolto appositamente agli studenti delle scuole medie e medie superiori del territorio della diocesi Monreale, coinvolti nella ricerca e nello studio dei proverbi danteschi e dei riferimenti che il Poeta fa alla Sicilia nella Commedia.

Sempre in questa stessa sesta edizione il 15 settembre è previsto lo spettacolo teatrale, “Appello ai liberi e forti. Sebastiano Lo Monaco interpreta don Luigi Sturzo”, nell’adattamento di Francesco Failla, la regia di Salvo Bitonti e le musiche di Dario Arcidiacono.

 

 

 

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