Contemplare il Mistero del Natale “Davanti al Tempio”

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di Giuseppe Ruggirello

“Se un pagano viene e ti dice: ‘Mostrami la tua fede!’, tu portalo in chiesa e mostra a lui la decorazione di cui è ornata e spiegagli la serie dei sacri quadri” (San Giovanni Damasceno, “Difesa delle immagini sacre”, 1,9).

Quanto scriveva il Damasceno nell’VIII secolo credo che possa valere anche oggi, ed è per questo che ancor prima di entrare nel tempio, ci soffermeremo sulla soglia, in uno spazio “pro-fano” (letteralmente: “davanti al tempio”), in un luogo visibile da tutti, anche se distrattamente ignorato: la “Porta del Paradiso” della Cattedrale di Monreale.

Infatti, gli eventi dell’Incarnazione del Verbo divino, inizio della nostra Redenzione, a Monreale trovano un loro anticipo e una loro prima rappresentazione nella Porta del Paradiso della Cattedrale normanna, con il suo programma iconologico kerygmatico e mistagogico. Quella di Monreale è la porta medievale in bronzo più grande al mondo (m. 3,70 x 2,80), opera di Bonanno Pisano, risalente al 1185-6. Si compone di 46 formelle che vanno lette dal basso verso l’alto, da sinistra a destra.

La porta è “limen”, spazio di confine, soglia, e qui nella Cattedrale d’oro, la Porta del Paradiso chiede a chiunque decida di varcarla, di lasciare dietro di sé le tenebre per avanzare verso la sorgente della luce, spostandosi dall’occidente all’oriente, da ovest verso est. L’accesso alla dimora divina, alla “Domus Dei”, ci immette nel mistero rivelato alle genti. Ed in maniera significativa il Cristo Pantocrator, che nell’abside centrale si presenta come “Lux mundi” (Gv 8,12), Luce del mondo, sulla soglia del Tempio ne è la Porta: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo” (Gv 10,9).

Nell’VIII-IX secolo un teologo della Chiesa d’Oriente, Teodoro Studita, non esitava ad affermare in un suo famoso epigramma che “se l’arte non potesse rappresentare Cristo, vorrebbe dire che il Verbo non si è incarnato”. Proprio perché il Cristo si è incarnato, immagine visibile il Dio invisibile (cf. Col 1,15), si è stabilito un perfetto connubio tra arte e fede, che in luoghi come Monreale tocca vertici altissimi, costringendo l’infinito nella finitezza di miriadi di tessere, e manifestandone la gloria con la preziosità della luce di cui è rivestita la pietra.

Poniamoci, dunque, “davanti al tempio” e ammiriamo le scene rappresentate nelle formelle bronzee. In posizione centrale, individuiamo subito otto scene del Natale del Signore: l’Annunciazione dell’Angelo alla Vergine Maria, la Visitazione di Maria ad Elisabetta, la Nascita di Gesù a Betlemme e l’annuncio ai pastori, i Re Magi, la Strage degli innocenti, la Fuga in Egitto, la Presentazione al Tempio e la purificazione di Maria, il Battesimo di Gesù, con il quale si chiude il tempo liturgico del Natale.

Quale antifona al Ciclo Cristologico, troviamo sei formelle con dodici uomini di Dio e profeti, disposti a coppia: Mosè e Aronne; Malachia e Balaam; Osea e Isaia; Michea e Gioele; Daniele e Amos; Ezechiele e Zaccaria. Numero e gerarchia dei dodici personaggi non sono del tutto chiari, anche se molti sono i riferimenti tipologici che possiamo cogliere, già a partire dal numero dodici, così come alla scelta di profeti che appartengono a tre grandi periodi storici del popolo di Israele: prima, durante e dopo l’esilio babilonese.

È quasi immediato riecheggiare quanto scrive l’autore della Lettera agli Ebrei: “Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,1-2). Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, è il Verbo, la Parola definitiva del Padre, il quale in lui dice tutto, e non ci sarà altra parola che quella. Ed anche la liturgia canta nel tempo dell’Avvento: “Le voci dei profeti annunziano il Signore, che reca a tutti gli uomini il dono della pace” (Inno delle Lodi mattutine).

La prima scena del Ciclo Cristologico è l’Annunciazione: il sì della Vergine Maria al progetto di Dio annunciato dall’Arcangelo Gabriele, ha spalancato la porta della salvezza. Maria è divenuta porta e aurora della nuova creazione: il suo “fiat” fa eco al “fiat” divino degli inizi. In tal senso, in maniera visiva e tipologica possiamo cogliere un rapporto tra la prima scena dell’antico testamento, rappresentata in basso a sinistra, con questa prima formella del ciclo neotestamentario, posta sempre a sinistra al centro della porta: la creazione di Adamo e la generazione del nuovo Adamo, del Verbo incarnato nel grembo della Vergine.

Già nella porta di Pisa, Bonanno aveva messo l’accento sul rapporto Cristo-Adamo. Ed è con questa chiave ermeneutica che non sorprenderà la scelta operata a Monreale di inaugurare la Porta in modo differente dai mosaici: non con la Creazione dell’Universo, ma con la Creazione dell’uomo e della donna, apice della Creazione.

Natale, allora, è il Mistero di questo “meraviglioso scambio”: “O admirabile commercium! Creator generis humani, animatum corpus sumens, de Virgine nasci dignatus est; et procedens homo sine semine, largitus est nobis suam deitatem”: O meraviglioso scambio! Il Creatore ha preso un’anima e un corpo, è nato da una Vergine; fatto uomo senza opera d’uomo, ci dona la sua divinità (Liturgia delle Ore, Antifona dei Vespri nell’Ottava di Natale).

A tutti i cercatori di verità, a chi si lascia rapire con stupore dalla bellezza degli astri, a chi è disorientato ed in cerca di luce, l’augurio di non sostare soltanto “davanti al tempio”, ma di varcare la soglia della bellezza e della luce, che segni un autentico rinnovamento interiore, per andare incontro a Cristo, vera Porta e vera Luce del mondo, nostra unica speranza.

E allora sì, sarà davvero Natale!

 

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