Emergenza educativa: un impegno non rinviabile

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di Francesco Inguanti

“L’oggi tra razionalità e irrazionalità – Dialoghi terrasinesi 2022/2023”. Questa l’iniziativa promossa dall’Associazione Culturale “Così per … passione”, sotto la regia di Ino Cardinale, che ha visto susseguirsi a partire dal mese di gennaio 2022, pur nella differenziazione della personalità e dei percorsi di vita e professionali, numerosi e qualificati ospiti-relatori, che di volta in volta si sono soffermati su varie problematiche. Come ad esempio il surriscaldamento globale e la emergenza ecologica; i fenomeni migratori; le sperequazioni sociali; la invasività dei media e della tecnologia; le ripetute crisi energetiche, aggravate dalle difficoltà relative alla sicurezza; la guerra in Ucraina e il rischio nucleare, la sfiducia nella scienza; il predominio dell’egoismo a livello internazionale,

Per concludere il percorso si è scelto di affrontare l’attualissimo e urgente tema della emergenza educativa.  L’iniziativa si è svolta nella Chiesa Madre di Terrasini ed ha visto tre autorevoli relatori. Il Presidente di “Fondazione Sicilia” Raffaele Bonsignore, che ha patrocinato l’iniziativa, il quale ha parlato su: “Affrontare oggi l’emergenza educativa attraverso la formazione ai valori umani e civili della cooperazione unitaria nel rispetto delle diversità e per la pace”. Don Giuseppe Ruggirello, Direttore della Biblioteca Torres di Monreale, che ha offerto una testimonianza sul tema: La banalità del male e la resilienza della bellezza. Padre Pino Puglisi, sacerdote ed educatore, nel trentennale del suo martirio”. Le conclusioni sono state affidate all’’Arcivescovo di Monreale, mons. Gualtiero Isacchi.

Quello dell’emergenza educativa è un tema che trasversalmente taglia tutta la società. Una questione sempre urgente e mai sufficientemente risolta, che la cronaca ci riporta quasi quotidianamente ed affrontare, quasi mai con gli strumenti e le attenzioni dovute.

In questo contesto è stata preziosa l’introduzione svolta da Raffaele Bonsignore che ha messo in evidenza come le due più importanti agenzie educative, la famiglia e la scuola, non siano oggi in grado di svolgere a pieno il compito loro affidato. I giovani, a suo dire, sono ormai dipendenti da altro, innanzitutto dsi mezzi telematici ed essi si affidano nell’affronto della vita quotidiana. Ma ha altresì fatto presente come anche la Chiesa, che in passato ha assolto egregiamente ad un compito fondamentale, oggi faccia fatica a proporre ai ragazzi un percorso educativo in grado di accompagnarli nella fase più delicata della loro crescita.

Giuseppe Ruggirello ha parlato della figura e dell’opera educativa di don Pino Puglisi, offrendo una testimonianza appassionata e attuale soprattutto della sua attività di insegnate. Un piacevole sipario è stato offerto ai presenti con la lettura di alcune pagine del romanzo di Alessandro D’Avenia, “Ciò che inferno non è” che narrano proprio di alcuni aspetti e fatti dell’impegno educativo del prete di Brancaccio. Il testo integrale dell’intervento sarà pubblicato domani.

Mons. Isacchi con un intervento appassionato è entrato nel merito della problematica affrontandola anche dal punto di vista della responsabilità della Chiesa e dei cristiani.

Ha voluto stigmatizzare all’inizio quell’atteggiamento molto diffuso, secondo cui quando accade qualcosa di grave e drammatico si mette in moto subito la ricerca di un colpevole. Qualcun lontano e diverso da noi, che ci consenta di allontanare o rifiutare il rischio di una assunzione la responsabilità personale. A questa posizione così diffusa ha contrapposto la figura di don Puglisi, la cui azione e il cui martirio chiamano invece tutti ad assumere le proprie responsabilità.

“L’adulto – da affermato – è chi si è assunto la libertà e le responsabilità delle proprie azioni e quindi del proprio compito educativo e con esso si assume alcune sfide che ne derivano”. Ed invece ha descritto l’atteggiamento di tanti fra noi che si rifugiano nel rispetto delle leggi, magari da inasprire di fronte a fatti di cronaca delinquenziali particolarmente gravi, come quelli di questi giorni, sperando che da queste possa scaturire un modo nuovo e più serio di educare soprattutto i più giovani, ribadendo più volte che la risposta non sta nel rispetto delle norme di legge.

“Purtroppo – ha poi aggiunto – noi adulti viviamo tutti l’esperienza della timidezza di fronte ai gravi fatti che accadono, mentre siamo in un campo aperto e di fronte all’emergenza educativa facciamo fatica perché non abbiamo molti punti di riferimento, a differenza del passato”.

In tal modo ha affrontato il tema della responsabilità. “Il cambiamento del contesto educativo – ha spiegato – non ci autorizza però ad un arretramento nel compito educativo, perché responsabilità non è sinonimo di colpevolezza, ma è capacità di saper rispondere a ciò che accade”.

Ha citato poi un passo di Romano Guardini che sul tema educativo ha detto: “La più potente ‘forza di educazione’ consiste nel fatto che io stesso in prima persona mi protendo in avanti e mi affatico a crescere… È proprio il fatto che io lotti per migliorarmi ciò che dà credibilità alla mia sollecitudine pedagogica per l’altro… Siamo credibili solo nella misura in cui ci rendiamo conto che un’identica verifica etica attende me, e colui che deve essere educato. Innanzitutto, vogliamo entrambi diventare ciò che dobbiamo essere”[1]

Commentando la citazione ha affermato che l’educando e l’educatore hanno una grande responsabilità, ma l’educatore deve saper dare le ragioni di tutti gli argomenti che affronta e di ciò che accade. Non bastano le sensazioni. Ci vogliono serie argomentazioni.

A conclusione del suo intervento ha citato papa Francesco che nell’Omelia del 17 aprile 2013 a Santa Marta ha affermato che la Chiesa non deve essere come «una babysitter che cura il bambino per farlo addormentare», perché se così fosse sarebbe una «Chiesa sopita». In quella circostanza il Papa affermato che chi ha conosciuto Gesù ha la forza e il coraggio di annunciarlo. Allo stesso modo, chi ha ricevuto il battesimo ha la forza di camminare, di andare avanti, di evangelizzare. E «quando facciamo questo la Chiesa diventa una madre che genera figli» capaci di portare Cristo nel mondo.

Dalle parole del Papa l’Arcivescovo ha tratto l’ultimo spunto del suo intervento per affermare che vi è una responsabilità anche della Chiesa, di ciascuno di noi a non acquetarci su comode posizioni, perché anche il catechismo può essere fatto per addormentare piuttosto che risvegliare.

La gradevole serata è stata allietata da alcune esecuzioni organistiche del maestro Luca di Donato, che ha suonato brani di Handel.

 

 

[1]  R. Guardini, Persona e libertà. Saggi di fondazione della teoria pedagogica, La Scuola, Brescia 1997, p. 221.

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