Vittadini: Sussidiarietà fondamento per lo sviluppo sociale

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di Francesco Inguanti

Nei giorni scorsi è stato presentato a Palermo il Rapporto “Sussidiarietà e… sviluppo sociale”, realizzato dalla Fondazione per la Sussidiarietà, in collaborazione con Istat. Al termine dell’incontro abbiamo rivolto alcune domande al Presidente della Fondazione, Giorgio Vittadini.

Cosa emerge dal Rapporto?

La presenza di un privato sociale attivo e dinamico che contribuisce ad attenuare le condizioni di disagio e favorisce l’occupazione. Il terzo pilastro tra Stato e mercato, quello della comunità, gioca un ruolo chiave per lo sviluppo. Lo studio mostra che la cultura sussidiaria è il carburante nel motore del sistema socio-economico. Il Rapporto fa emergere anche che la sussidiarietà, intesa come partecipazione ad attività collettive, sociali e politiche, contribuisce a migliorare la qualità della vita, facilita la ricerca di un lavoro e riduce il rischio di povertà. Lo studio, il primo del genere in Italia, mostra una forte correlazione positiva fra impegno sussidiario e l’occupazione.

In che senso?

La partecipazione a programmi di formazione continua, per esempio, favorisce l’inserimento nel mondo del lavoro, a tutte le età. La correlazione è 0,7 su una scala da 0 a 1. Un impatto positivo nel trovare lavoro deriva dalla partecipazione ad attività culturali fuori casa (0,89), dalla partecipazione sociale (0,88) e a organizzazioni non profit (0,7)”.

Il non profit quindi gioca un ruolo centrale nel paese?

Sì. Lo confermano i dati. L’economia sociale, che abbraccia cooperative, mutue, associazioni e fondazioni conta oltre 400.000 enti, cresciuti del 7% in 6 anni, quasi 1,6 milioni di addetti e oltre 6 milioni di volontari. A livello nazionale il non profit dà un contributo vitale alla crescita dell’Italia: il valore della produzione ha raggiunto nel 2022 ben 84 miliardi di euro, +5% rispetto al 2020. L’impatto reale, tuttavia, sfiora i 100 miliardi di euro, considerando l’attività degli oltre 6 milioni di volontari”.

Come si colloca Palermo nel panorama del volontariato?

Con circa 101.350 volontari, Palermo si conferma una città a forte vocazione solidale: svolgono attività benefiche circa il 9,5% delle persone con più di 14 anni.

Qual è il profilo dei volontari palermitani?

Direi che è trasversale. Due terzi dei volontari palermitani fanno parte di organizzazioni, mentre un terzo opera in modo diretto. I volontari sono divisi equamente fra uomini, circa il 51%, e donne, il 49%. La fascia di età con maggiore presenza è fra 45 e 64 anni. Due terzi dei volontari hanno un diploma di scuola superiore o la laurea. Fra le persone in buone condizioni economiche quasi una su quattro fa volontariato. Fra chi ha una situazione modesta, sono circa uno su dieci. Lo stesso discorso vale per il lavoro. Fra coloro che hanno un’occupazione, circa il 14% svolge volontariato. Fra disoccupati, pensionati e casalinghe i volontari sono un po’ di meno, ma siamo intorno al 10%. Insomma il volontariato è un fenomeno che abbraccia tutti gli strati sociali.

La Fondazione per la Sussidiarietà è giunta al suo ventesimo anno di attività. Che bilancio si può trarre?

Nei suoi vent’anni di attività la Fondazione per la Sussidiarietà si è affermata come punto di riferimento per la promozione della cultura sussidiaria. Essa ha contribuito per esempio all’introduzione dei concetti di sussidiarietà e sussidiarietà fiscale nella Costituzione e all’introduzione del 5 x 1000 dell’Irpef che i contribuenti destinano a enti che svolgono attività socialmente rilevanti. Abbiamo promosso il ruolo sociale ed economico delle realtà non profit e la creazione iniziative formative.
Ci siamo impegnati con proposte per la tutela dell’universalità del welfare e la qualità dei suoi servizi.

E nelle problematiche del lavoro?

Abbiamo dato contributi rilevanti in tema di dignità del lavoro e per l’occupazione. Un’altra importante area riguarda la formazione, con lo sviluppo delle competenze “non cognitive”, o character skill, in ambito scolastico e lavorativo. La Fondazione è diventata un punto di riferimento culturale per imprenditori e manager e per la promozione di reti d’impresa. La sussidiarietà è così diventata il seme di una società sostenibile. Oggi la Fondazione per la Sussidiarietà è un laboratorio di idee e progetti con lo scopo di mostrare il valore della cultura sussidiaria nell’affrontare la crisi dei sistemi democratici. Infatti la sussidiarietà è strumento di re-intermediazione, cioè di valorizzazione di luoghi di apprendimento, confronto, partecipazione. E nel rendere possibile uno sviluppo sostenibile: la sussidiarietà sottolinea la persona e le sue aggregazioni come soggetto dello sviluppo.

L’attenzione per la sussidiarietà è sempre altalenante nel Paese. Perché?

La sussidiarietà è un principio di organizzazione sociale che riguarda i rapporti tra istituzioni, formazioni sociali e cittadini. Afferma la priorità delle iniziative che nascono “dal basso” – dalle persone e dai gruppi sociali – per la realizzazione del bene comune e impone ai livelli superiori di non sostituirsi a quelli inferiori, ma di sostenerli e svilupparli. Negli ultimi anni c’è stata una corrente che spingeva verso la disintermediazione. È stato messo in discussione il ruolo del terzo settore e dei corpi sociali, puntando su un rapporto diretto fra decisori e cittadini, magari attraverso strumenti digitali. Ma l’esperienza ha dimostrato che il ruolo dei corpi sociali è fondamentale.

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