Domani sarà Pasqua. Buona Pasqua a tutti.

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di Francesco Inguanti

Domani sarà Pasqua. Buona Pasqua a tutti, dunque!

Col passare degli anni sembra sempre più difficile rivolgere questo augurio. La stratificazione del male sembra prevalere sui germogli di bene, che pur a fatica si fanno spazio e che con difficoltà riusciamo a scorgere.

Dopo due anni di Covid, non ancora superati, adesso la guerra!

Come si fa ad augurare buona Pasqua in questo clima?

Il Covid e la guerra hanno riproposto domande urgenti che provocano ferite mai sanate nella vita di ogni uomo. Tutti vorremmo sapere quando finirà questa ultima guerra: ma come si fa a sconfiggere la guerra? La guerra si può evitare, si può interrompere, si può vincere, ma quando riusciremo a farne a meno?

La risposta non sta in una frase, ma in un avvenimento che ha cambiato per sempre la storia dell’umanità: l’incarnazione, la morte e la resurrezione del figlio di Dio. Gesù Cristo è l’unico che ha sconfitto definitivamente la guerra, perché ha vinto la morte.

Nelle pagine della storia della Sua passione e morte che abbiamo più volte ascoltate in questa Settimana Santa appena trascorsa, c’è una frase che racchiude e spiega questo mistero: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”.

Questa frase ho ritrovato nel libro di Gemma Capra, vedova del commissario Luigi Calabresi, ucciso nella tragica guerra della lotta al terrorismo il 17 maggio del 1972, dal titolo” La crepa e la luce”.

La signora Gemma, diventata vedeva la prima volta a 25 anni, “con due bambini piccoli e un terzo nella pancia”, aver perso il secondo marito dopo trent’anni di matrimonio, aver superato una emorragia cerebrale, racconta: “Nell’inverno del 2020 mi sono ammalata di Covid e sono stata molto male: i vaccini non c’erano ancora, nella mia fascia di età la gente moriva, eppure sentivo che io ce l’avrei fatta, perché sapevo di avere ancora delle cose da fare, qui”.

Le cose da fare erano i tanti tasselli che l’hanno condotta a perdonare gli uccisori di suo marito, persone in carne e ossa come lei che ha pure potuto incontrare.

Tutti quelli che siamo nati prima degli anni ’60 abbiamo combattuto la più grande guerra che ci ha visto impegnati in Italia nel dopoguerra: quella contro il terrorismo. L’abbiamo vinta grazie ai morti innocenti, alle forze dell’ordine, alle manifestazioni di piazza, ma la signora Gemma ci insegna che solo il perdono sconfigge definitivamente la guerra, e con essa la morte e l’odio. Non abbiamo ancora vinto quella contro la mafia.

Così racconta il momento più decisivo del suo percorso. “… ero entrata nella Chiesa della Beata Vergine Addolorata, la mia parrocchia. Mi ero inginocchiata e avevo iniziato a pensare a quel necrologio che tanti anni prima avevo firmato e che, sentivo, era venuto il momento di fare davvero mio. Parlava di perdono. “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

Avevo scandito quelle parole ed era stato come se le ascoltassi per la prima volta. Come se comprendessi come non le avevo mai comprese. Perché Gesù sulla croce chiede a Dio di perdonare chi gli ha fatto del male? Perché non lo dà lui, quel perdono? Improvvisamente avevo capito: perché Gesù, nell’istante di questa invocazione, è uomo. E, come uomo, sa che nel momento dell’abbandono, della disperazione, del dolore fisico e spirituale, nel momento della tristezza e del tradimento, non ha la forza di perdonare. Chiede allora al Padre di farlo al posto suo. Lasciando a lui uomo, e a noi uomini tutti, il tempo per arrivarci, il tempo del cammino.

Una consapevolezza calda mi aveva avvolta: Dio aveva già perdonato le persone responsabili di Gigi (il marito), e io avevo tempo, il mio tempo per farlo. E non sarei stata sola in questa strada, perché – lo sapevo – lui sarebbe stato con me.

Ero uscita dalla chiesa con questa certezza e una sensazione fisica di sollievo, avevo le spalle indolenzite dal peso che improvvisamente non sentivo più.  Ero libera.

Nel momento in cui mi sono liberata dall’idea di dover perdonare, ho cominciato davvero a farlo, con il cuore il silenzio e la preghiera” (pagg. 92-93)

La storia si ripete anche oggi, vigilia di Pasqua. Domani sarà Pasqua in Italia e in Ucraina, e in tutto il mondo e per fare Pasqua ci viene chiesto di saper perdonare. Senza perdono rimane l’odio e la guerra. E mentre agli Ucraini viene chiesto di perdonare i loro nemici, a noi viene chiesto di perdonare i vicini, che talvolta sono i nostri amici, i nostri stessi familiari.

Solo il perdono può aprirci la porta che ci conduce alla Pasqua. Chi troveremo oltre la soglia? Quanti ci hanno preceduto e sona già in Paradiso. Lì la Pasqua si festeggia tutto l’anno, anzi per sempre.

 

 

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