I giovani Cavalieri del Sacro Graal a Monreale

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di Francesco Inguanti

Giovedì 8 luglio la Basilica di Monreale è stata gremita da centinaia di ragazzi di Scuola media inferiore convenuti per “fare la Promessa del Sacro Graal”.

Si tratta dell’esperienza cristiana proposta già da molti anni da adulti di Comunione e Liberazione per i ragazzi tra i 12 e i 14 anni definita comunemente “Cavalieri” che nel corso dell’anno ha il suo culmine con il gesto della “Promessa”.

La simbologia dal vago sapore medievale fa appello ad alcune parole: stendardi, Cavalieri, Graal, promessa, forse ormai un po’ desuete, che però fanno molto presa sui giovani studenti chiamati una volta l’anno a prometter a Gesù non di essere più buoni, ma di perseguire la felicità. Un gesto che si rinnova ogni anno e che quest’anno per i siciliani si è svolto a Monreale.

Ad accoglierli dinnanzi alla Porta del Paradiso don Nicola Gaglio che ha illustrato gli aspetti salienti della Cattedrale e subito dopo mons. Michele Pennisi per la celebrazione eucaristica.

Gaetano Scornavacche che è il responsabile regionale dell’iniziativa dinnanzi al Vescovo li ha così’ presentati: “Chi siamo noi? Siamo adulti innamorati di Gesù, genitori, professori, lavoratori …e ragazzi delle medie che sono amici di questi adulti. Siamo divisi in moltissimi gruppi e ogni gruppo ha il suo nome, come può vedere dagli stendardi. Qui ci sono ragazzi, Cavalieri del Graal, di san Michele Arcangelo (Palermo); Santa Caterina d’Alessandria (Termini); Sant’Alberto (Alcamo); Madonna del Soccorso (Castellammare); San Bartolomeo (Patti); San Nicola (Gioiosa Marea); Madonna della Lettera (Messina); San Pancrazio (Giardini); Sant’Isidoro (Giarre); Cavalieri della Stella (Centuripe)”.

Descrivendo la caratteristica del gruppo ha poi proseguito: “Ciò che contraddistingue questi ragazzi è una sfida: noi vogliamo capire che la vita è bella e che quando capiamo che Gesù ci vuole bene è ancora più bella. Noi vogliamo questo, siamo insieme per questo, semplicemente”.

Immancabile il riferimento all’anno trascorso con le prove che anche i presenti hanno dovuto superare durante la pandemia: “Da un anno e mezzo a questa parte siamo stati sfidati, perché dire che la vita è bella e vivere una pandemia con tutto il lockdown non è semplice, non è una cosa da poco. Dobbiamo dire che quello che è successo ci ha messo in discussione e anche ci ha fatto crescere”.

L’arcivescovo ha così risposto: “Voi non venite tutti dallo stesso posto, ma state cercando tutti la stessa cosa: la felicità. La felicità è l’amicizia che ci lega, nonostante la lontananza perché siete stati scelti da Gesù per essere suoi amici e suoi cavalieri. Il Graal che vi rende Cavalieri che vi differenzia dalle altre persone è la vostra unione a partire dall’incontro con Gesù è riconoscere che la vita è bella perché Gesù ci vuole bene”.

Il tema della felicità insieme a quello dell’amicizia è risuonato più volte nel corso della giornata richiamato anche dalla famosa canzone di Baglioni che anche l’arcivescovo ha voluto riprendere: “Strada facendo vedrai che non sei più da solo… Strada facendo troverai anche tu un gancio in mezzo al cielo… E sentirai la strada far battere il tuo cuore e vedrai più amore… vedrai…”. E poi più avanti: “Ma che cos’è che mi fa andare avanti e dire che non è finita… cos’è che mi spezza il cuore tra canzoni e amore che mi fa cantare e amare sempre più perché domani sia migliore… perché domani tu…”.

I giovani provenienti dalle diocesi di Palermo, Messina, Acireale, Patti e Nicosia hanno seguito con attenzione e interesse le parole di mons. Pennisi.

           

Francesca le ha commentate così: “Oggi quando siamo entrati nella chiesa di Monreale mi è piaciuta molto l’omelia, perché oggi il vescovo ha detto che non dobbiamo seguire un nostro idolo o copiare qualcuno, ma dobbiamo essere sempre noi stessi, Nasciamo da originali e molti muoiano da fotocopie“.

Ancora più chiaro ed esplicito Giuseppe: “In questa promessa ho ricordato cosa significa stare accanto ed ascoltare Dio, perché non andavo a messa da molto tempo, ho capito davvero cosa vuol dire essere amico di Gesù.”.

L’arcivescovo ha poi richiamato la figura di Carlo Acutis che tanto interesse desta tra gli adolescenti: “Lo scorso anno è stato proclamato beato un ragazzo di 15 anni Carlo Acutis. Egli faceva sport, aiutava i poveri, usava internet per trasmettere il vangelo. Egli per far capire che ognuno abbiamo una vocazione personale originale alla santità ha scritto che tutti nascono come originali, molti muoiono come fotocopie. Questa felicità siamo chiamati a non tenerla per noi stessi ma a comunicarla e testimoniarla agli altri”.

La giornata è trascorsa tra canti, giochi ed allegria con il pranzo a sacco consumato nei giardini del Seminario. “Di questa giornata, continua Francesca, mi ricorderò sicuramente, le nuove amicizie fatte, i giochi che ci rendono una squadra ancora più forte, le risate, le esultazioni, la nostra felicità in un semplice gioco e sicuramente non dimenticherò il “Si” che ho detto prima di fare la Promessa, perché come ci ha detto il professore non è una semplice gita, ma un’avventura che ci aiuta nel nostro rapporto con la Chiesa”.

A Gaetano Sconavacche abbiamo chiesto un giudizio finale. “Il titolo che abbiamo dato alla Promessa è “Scelti per essere felici”. La felicità infatti non è solo una frase perché occorre una decisione personale per conquistarla; abbiamo scoperto l’importanza degli amici, quelli veri, quelli che, anche via zoom, con tutti i modi che abbiamo avuto per incontrarci, hanno sostenuto questa fatica. Ci siamo sentiti preferiti”.

 

 

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