Pubblicato il: 21 Settembre 2020 alle 12:20 pm

Francesco Bonini: la Lumsa una università a servizio degli studenti e della società

di Francesco Inguanti

Nei giorni scorso si è svolta a Terrasini la manifestazione: “I media della CEI … insieme per passione”, nata dalla stretta collaborazione tra l’Associazione “Così, per… passione!”, la diocesi di Monreale, attraverso l’Ufficio per le Comunicazioni sociali e con il sostegno del Comune di Terrasini, dell’Assessorato regionale dei Beni Culturali e della Identità siciliana, e le testate giornalistiche di Avvenire, TV2000 e inBlu Radio e SIR – Servizio Informazione Religiosa, che sono i media di riferimento della Conferenza Episcopale Italiana,

Ad essa ha preso parte anche Francesco Bonini, Rettore della Lumsa (Libera Università Maria Assunta). A lui abbiamo posto alcune domande.

Partiamo da lontano, almeno in apparenza. Cosa è oggi l’Università Italiana, fino a prima del Coronavirus

Mio figlio, che ha finito l’università e sta facendo il dottorato di ricerca, mi ripete spesso che lui rispetto a me si considera una evoluzione della specie. È un modo per esprimere che il rapporto educativo vuol dire fare in modo che si aggiunga, si moltiplichi sempre qualcosa di più. Questo vale in particolare per il segmento dell’istruzione e dell’educazione che è l’Università. Non a caso viene definita “istruzione superiore”. Superiore non nel senso che è più alta di …. ma che si pone nel livello ulteriore.

Quale è dunque la mission dell’Università?

L’Università svolge la sua missione in una società complessa se a coloro che la percorrono per tre, cinque anni, e coloro che poi ci ritornano ciclicamente per la c. d. educazione permanente, garantisce la possibilità di portare qualcosa di nuovo a sé e alla società, una piccola cosa di novità nella società e una piccola cosa di nuovo nella sua personale traiettoria di persona.

Può specificare meglio cosa è questo “qualcosa di nuovo”?

Per essere nuovo questo qualcosa deve essere critico, cioè deve essere una riflessione sul già trasmesso che sia in grado di andare oltre il trasmesso. Questo è secondo me il segreto dell’educazione che noi cerchiamo di sviluppare in famiglia ed è il segreto di quella cosa importante che una società complessa fa quando si occupa di educazione nella molteplicità dei suoi soggetti educativi. È una sfida straordinariamente complicata che, per dirla con papa Francesco, è artigianale, cioè bisogna metterci del proprio.

E dopo il Coronavirus come è cambiata?

Abbiamo dovuto fare i conti con le misure di tutela della salute. Abbiamo così esplorato le possibilità che le tecnologie permettevano di agire non solo in presenza ma anche a distanza. Sia pure sempre in modalità sincrona, ovvero garantendo anche a distanza la contemporaneità, delle lezioni e degli esami. Questo ha richiesto ulteriori investimenti e un grande lavoro. Che sta dando i suoi frutti

Come si è preparata per affrontare il nuovo anno accademico e le misure anticovid?

Possiamo garantire da tutte le cattedre del nostro Ateneo lezioni in presenza che saranno trasmesse dal computer della cattedra attraverso microfoni e telecamere agli studenti che non potranno essere in aula per i più diversi motivi.  Per il resto siamo pronti con tutte le misure di prevenzione e di tutela indicate dalle autorità competenti. L’obiettivo è mantenere, anzi rafforzare il senso di appartenenza ad una comunità coesa.

Parliamo degli studenti? Cosa li contraddistingue oggi in modo particolare?

Una connotazione molto evidente dei giovani di oggi è una fragilità di fondo. La fragilità è l’espressione di un individualismo esasperato finalizzato alla concorrenza continua tra le persone. Uno degli antidoti è affermare l’idea di comunità che è per altro all’origine dell’idea di università. L’Università nasce come una corporazione che poi diventa una comunità. Oggi fa fatica anche ad affermarsi l’idea di contestazione che ha contraddistinto alcuni decenni che abbiamo alle spalle. Probabilmente i giovani di oggi e la stessa società non riescono ad individuare nemmeno delle rivendicazioni collettive e positive. Al massimo riescono ad esprimere degli elementi di rivolta, magari di rabbia, ma non sono in grado di articolare una richiesta di diritti da rivendicare e immettere nella comunità. Il fatto che ci siano periodiche esplosioni di rabbia, che assomigliano al vapore che esce dalla pentola a pressione, lascia intendere il fatto che alla fine si lasciano così come sono perché il mondo va sempre per la sua strada.

Ed allora come si possono aiutare?

I nostri giovani sarebbero aiutati dal riappropriarsi dell’idea di comunità e della possibilità di contestare, cioè di rivendicare qualcosa di meglio per sé e per tutti. Questa ginnastica che è tipica delle democrazie vere forse ci sta mancando e forse dovremmo recuperarla così da recuperare anche quella buona politica di cui tutti noi abbiamo tanto di bisogno.

E passiamo al solito problema del rapporto università mondo del lavoro. Oggi come lo vede?

L’università può preparare i giovani al mondo del lavoro ma bisogna capire cosa significa. Perché l’università non è un centro di formazione come quelli che hanno le grandi aziende L’Università è una istituzione di livello superiore. E quindi insegna a creare il lavoro, insegna a trovare il lavoro, insegna a cambiare il lavoro. Quindi non si può chiedere all’Università di essere una sorta di Ufficio di Collocamento.

E per essere più precisi?

Si può e si deve chiedere all’Università di essere una talent academy cioè deve essere un luogo in cui si preparano talenti e in cui questi talenti poi si commerciano nella società, così come nella famosa parabola dei talenti. Bisogna quindi individuare questi talenti da coltivare e in qualche modo anche innestare nella società, per cui è importante che chi fa l’università conosca anche la società in cui va e non soltanto il luogo ristretto del suo lavoro. Dobbiamo fare in modo che coloro che entrano all’Università abbiano chiaro questa ginnastica che devono realizzare e l’Università deve essere attrezzata.

Ritiene che l’Università italiana sia attrezzata per questo compito?

Negli ultimi sei o sette anni ha accelerato molto il miglioramento della propria struttura amministrativa e di offerta strutturale Noi soliamo dire alle matricole che vi preparate a delle professioni che quando uscirete saranno già cambiate. Quindi credo che ce la possa fare.

La Lumsa, si legge all’art. 1 dello Statuto è “una università italiana non statale, di ispirazione cattolica, ……. istituita su iniziativa della Santa Sede per mezzo del vicariato di Roma”. Cosa significa oggi una università di “ispirazione cattolica”. Che ruolo può svolgere tenuto conto che non è statale?

Ci ha detto papa Francesco, che abbiamo incontratolo scorso novembre in occasione del nostro ottantesimo anniversario che “l’aggettivo cattolica non introduce una distinzione, una separazione, ma semmai un surplus di esemplarità”. Possiamo definirla la garanzia che cerchiamo di dare il meglio e anche di trarre il meglio dai nostri studenti, partendo ed arrivando al concreto delle loro attese e dei loro talenti.  D’altra parte il sistema universitario italiano è tutto pubblico, articolato in una parte statale e in una non statale, come recita la costituzione.

Che differenza c’è con l’Università cattolica del Sacro Cuore?

La Lumsa è stata fondata perché nel 1939 la Cattolica non poteva farsi carico di una iniziativa a Roma. Dunque c’è una distinzione soprattutto geografica, oltre che di dimensioni. Poi dopo il convengo ecclesiale dli Palermo nel 1995 si è ulteriormente ampliata la nostra presenza, sempre con attenzione al quadrante mediterraneo.

Perché uno studente deve scegliere la LUMSA piuttosto che la Cattolica?

Direi che le ragioni possono essere soprattutto legate alla localizzazione della sede. Oppure alle dimensioni

La Lumsa è presente in Sicilia solo a Palermo con la facoltà di Giurisprudenza e la Santa Silvia? Perché questa scelta e quale contributo possono dare queste due facoltà alla società siciliana?

Lumsa è ormai presente da oltre vent’anni a Palermo per rispondere ad una richiesta della comunità ecclesiale e della società siciliana. Da giurisprudenza e servizio sociale i corsi si sono allargati ad economia e all’ambito educativo. Il bilancio è molto positivo, soprattutto per la qualità degli studenti, la serietà degli studi, la qualità dei servizi. Laureati bravi, capaci, motivati non possono che dare frutti importanti nella vita sociale e professionale. Frutti di sviluppo autentico su aspetti essenziali, che spesso sono anche risposta a pressanti delle emergenze.

Quest’anno la Lumsa ha in cantiere un corso sull’autismo, più precisamente per “Esperto nel trattamento integrato dello spettro autistico secondo l’approccio della Gestalt Disability Therapy and the Center for Discovery of New York model”. Perché questa scelta e con quali prospettive?

La scelta è motivata dallo stile della nostra università, quando si dà vita a nuove iniziative: sempre venire incontro a delle richieste autentiche delle persone e delle famiglie e farlo offrendo una proposta di grande qualità se possibile in sinergia con altre istituzioni di eccellenza e un significativo riferimento ecclesiale. Un ringraziamento molto sentito va allora all’arcidiocesi di Monreale che nella persona di mons. Pennisi ha promosso l’iniziativa con la sua ben nota sensibilità e capacità di spendersi per promuovere cultura e bene comune.

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