Pubblicato il: 30 Giugno 2020 alle 10:12 am

Santi e Santini: 500 anni di cultura, arte e devozione. II volume

di Francesco Inguanti

Il secondo volume di un’opera si presenta in genere sempre come la continuazione talvolta ideale talvolta materiale della prima. Il secondo volume di “Santi e Santini. 500 anni di arte cultura e devozione” lo è, ma solo in parte. Perché oltre alla preziosa riproduzione e catalogazione dei santini non presenti nel primo volume e egualmente esposti nella mostra del 2018, svoltasi a Terrasini per iniziativa della associazione “Così… per passione”, presenta una dovizia di spunti di riflessioni e provocazioni da meritare un attento studio oltre che una gradevole visone.

Infatti oltre alle pregevoli introduzioni di Stefano De Matteis e Maria Concetta Di Natale e la nota del curatore Ino Cardinale, il lettore è sapientemente guidato alla “visione” dei santini, attraverso una guida discreta ma efficace per cogliere il valore e il sapore di ciascuno nell’attenzione ai dettagli (l’anno di stampa, la firma di colui che ha scritto la preghiera, la collezione da cui proviene, ecc.) che ce ne fa comprendere innanzitutto la storia e il contesto storico da cui proviene.

Così scopriamo a pag. 41 un santino a Maria “Madonna dei migranti”, tema attualissimo ai giorni nostri, con una raffigurazione della “Fuga in Egitto” che cita una frase della Costituzione Apostolica “Exsul Familia” del 1 agosto del 1952, festa di San Pietro in Vincoli, che così recita: “La famiglia di Nazaret Gesù, Maia e Giuseppe, emigranti in Egitto, sono il modello, l’esempio, ed il sostegno di tutti gli emigranti” e nel retro la preghiera firmata da Papa Pio XII.

E a seguire tanti altrui santini con le attribuzioni più varie e fantasiose della Madonna: la Madonna dei Casi disperati, venerata a Carini, la Madonna del Dormitorio, venerata a Caccamo, la Madonna del Lavoro, raffigurata nella bottega di Giuseppe a Nazaret, quasi fosse un suo aiutante, la Madonna del Mondo, la Madonna del Riparo, venerata a Bronte (CT), la Madonna dell’Agnuni venerata a Castellammare del Golfo, la Madonna dell’Udienza, venerata a Sambuca di Sicilia, e tante altre che il lettore avrà cura di scoprire sfogliando il volume.

La sezione del volume con i santini della Madonna è la più ricca e la più varia ed evidenzia come il culto della Madre di Dio sia radicato nella storia e nella cultura della Sicilia, fin dai tempi più remoti. A tal fine riporta anche brevi note illustrative sui “Titoli, protettorati e patronati della Madonna”. E’ ivi riportata la citazione di uno studio di Mauro Sebastianelli e Maria Vitale dal titolo: “Corone metalliche ed ex voto applicati ai dipinti su tele: problemi di conservazione e possibili soluzioni”, che ben evidenzia questa storia: “ La Sicilia  si è sempre contraddistinta per una forte devozione mariana di cui segno concreto e tangibile è il numero alto di santuari presenti rispetto alle altre regioni d’Italia; non a caso, di tutti i titoli che sono sati storicamente attribuiti alla Madonna, la tradizione siciliana ne ha conservato uno che è diventato patrimonio integrante del linguaggio quotidiano ed esprime e sintetizza tutti gli altri: Bedda Matri”.

Questa espressione, profondamente radicata nel linguaggio e nella memoria collettiva, indica il devoto attaccamento a Lei e, al tempo stesso, esprime il riconoscimento di filiale devozione che ogni uomo ha per Colei da cui è stato generato. Questo appellativo, così affettuoso e familiare, esprime una devozione che è divenuta, cultura, arte e architettura Questo affetto ha costituto il tessuto connettivo di tante generazioni d’uomini e donne che, attorno, al rito del pellegrinaggio, hanno prodotto altre espressioni artistiche, soprattutto di carattere canoro e musicale. Ed anche di ciò si trova preziosa documentazione nel volume, che esprime e testimonia lo spessore storico di questa devozione, la quale è necessario dirlo, in epoca più moderna e attuale sembra aver peso questa importanza e questo valore.

Un rilievo particolare merita la sezione dedicata a san Giuseppe. Essa esprime un dato antropologico che la tradizione ha voluto perpetrare fin quasi ai giorni nostri: la sua raffigurazione di anziano, canuto o barbuto, accanto alla sua sposa. Oggi questa raffigurazione non è più adeguata all’importanza e al rilievo che alla figura del Santo è stata fortunatamente riconosciuta. Valga per tutto quanto detto da papa Francesco proprio nell’omelia della messa per l’inizio del suo pontificato, secondo cui San Giuseppe: «vive nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio». Ed è custode «perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge».

Lasciamo al lettore la curiosità per sfogliare e leggere la terza sezione del volume dedicata ai Santi, quelli della tradizione più antica e quelli più moderna, attraverso cui potrà certamente riappropriarsi di un pezzo della nostra storia, magari a partire dal santo che i genitori hanno scelto per il suo nome.

Il volume sarà presentato giovedì 2 luglio alle ore 18 al palazzo d’Aumale di Terrasini

In un Convegno- Studi dal tema: “Santi e santini, 500 anni di cultura, arte e devozione” a cura di Ino Cardinale. Dopo i saluti di Domenico Targia Dirigente U. O. 3 Museo regionale di Terrasini – Palazzo d’Aumale, di Giosué Maniaci Sindaco di Terrasini e di Luigi Biondo Direttore Museo regionale di Arte Moderna e Contemporanea di Palermo, sono previsti gli interventi di: Giulio Perricone, Presidente della Unione Filatelica Siciliana, Giuseppe Ruggirello Direttore della Biblioteca “Ludovico De Torres” del Seminario Arcivescovile di Monreale, Renzo Cannella, Arciprete-parroco della Chiesa Madre di Terrasini Francesca Paola Massara, Docente di Archeologia cristiana e Arte ed Iconografia cristiana presso la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia “S. Giovanni evangelista” di Palermo, Michele Pennisi Arcivescovo di Monreale, Alberto Samonà Assessore regionale dei Beni culturali e della Identità siciliana.

Il coordinamento dei lavori è affidato a Alessandra Turrisi, Giornalista di “Avvenire” e del “Giornale di Sicilia”.

 

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