Pubblicato il: 23 Aprile 2020 alle 1:13 pm

Ma come?! Così sia

Carissimo Monsignor Dolce,
Le scrivo queste poche righe, in qualità di figlia di questa nostra amata Arcidiocesi di Monreale, a motivo di ringraziamento per la vicinanza spirituale e il supporto concreto che la Chiesa diocesana locale sta offrendo a noi abitanti di questa porzione della vigna del Signore. Un grazie sentito in primo luogo al nostro stimato Arcivescovo, Mons. Michele Pennisi, così come ai tanti sacerdoti e ai laici quotidianamente impegnati in questo tempo arduo che tutti sta provando e spronando. Grazie!  Per il servizio alacremente reso, per Sante Celebrazioni, per le meditazioni, i vari articoli e le riflessioni, pubblicati e/o diffusi attraverso i vari mezzi di comunicazione di cui oggi disponiamo. Grazie di cuore per le diverse azioni attraverso le quali si sta rendendo testimonianza di fede, per tutte le opere che  stanno mostrando il volto di una Chiesa presente nelle necessità, operosa nella carità, attiva nel ministero sacerdotale: una Chiesa che reca conforto e speranza, che si prende cura, che accoglie, che annuncia il Vangelo mentre educa alla solidarietà e alla sinergia. A conclusione di questo mio piccolo e semplice pensiero, mentre Le rivolgo cordiali e cari saluti, mi permetto di chiederLe di volgere questa mail, se lo riterrà, a Mons. Arcivescovo e, in segno di grata compartecipazione, allego anche un mio breve  testo di riflessione.
Buona Pasqua! 
In unione di preghiera.
Maria Rosaria Meli

“Ma come?!”

“Ma come?!”: è questo l’interrogativo-esclamativo, tronco e irrisolto, che spesso anticipa i nostri pensieri o segue alle nostre azioni. “Ma come è possibile che avvenga – o stia avvenendo – questo se…”, oppure “ma come è potuto accadere dal momento che…, visto che…”. Ma come?! Un “come” preceduto da un “ma” che, il più delle volte, proferiamo per esprimere meraviglia, smarrimento, dubbio, altre volte indignazione o risentimento, e che rende perfettamente espressione della fragilità della nostra condizione umana. Peccatori siamo! E, per tale motivo, deboli e vulnerabili. Sulla nostra precarietà i venti dell’incertezza e dell’incredulità non faticano ad insinuarsi, nel tentativo subdolo di avere la meglio, di riuscire a piegarci o ad agitarci come esili canne. Ma è proprio quando sentiamo di essere più deboli che siamo chiamati a ricordare – a far passare, cioè, nuovamente dal cuore – che al prezzo del Sangue di Cristo siamo stati redenti, che “per le sue piaghe noi siamo stati guariti” (Isaia 53, 7). Il nostro sguardo, da Colui che è stato trafitto, si volga oggi a Colui che è Risorto: siano i nostri occhi fissi non più sul legno della Croce, né sulla grossa pietra tombale, perché Gesù non giace ancora su quel legno, sfigurato, trafitto ed esanime, né il Suo Corpo ha conosciuto la corruzione del sepolcro. Cristo ha vinto la morte. È vivo! È Risorto! Oggi regna! Lieve, si leva sulle nostre zavorre, come scudo ai nostri tentennamenti e baluardo del nostro essere. Viene per indicarci la Via, ci ha donato tanti “ma”, e non perché siano seguiti dal “come” a motivo di titubanza, bensì per rafforzare, per sostenere, per affermare la Verità; perché noi crediamo che la Verità è in Lui e da Lui, che Egli è la Verità. “Ma io vi dico” – dice il Signore. Il suo “ma” serve a precisare, a distinguere, aggiungendo qualche cosa al già detto. Gesù Cristo viene per ritessere la legge in termini di universalità: “In verità, in verità io vi dico…”. Affidiamoci e riaffidiamoci, dunque, non esitiamo! Vegliamo e vigiliamo su noi stessi e sui nostri fratelli perché la salvezza non è individuale. “Nessun uomo è un’isola” e “nessuno si salva da solo”. Apriamo oggi il nostro cuore e la nostra intelligenza. Ringraziamoci e sosteniamoci vicendevolmente perché la Via sia percorsa, la Verità sia sposata, la Vita sia accolta. In questo tempo di pandemia, aspro e sofferto, in cui sconforto e smarrimento rischiano di predominare sulla fede e sulla speranza, il farci prossimi, il porci spiritualmente l’uno accanto all’altro sulla strada della vita terrena, al momento così irta di difficoltà, ci ha portato – e ancora ci porterà – a sperimentare la grazia della Carità, fosse anche per la prima volta. Potrà – questa ora presente – essere la provvida occasione per segnare un avvio, o magari un nuovo avvio. E l’iniziale “ma come?!” allora si sarà dissolto, all’ombra di un atto di fede, al sorgere di un rinnovato “così sia”

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