Venerata per 4 giorni a Giussano in Brianza la reliquia del beato Pino Puglisi

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di Francesco Inguanti

Dall’1 al 4 settembre 2022 la parrocchia dei santi Filippo e Giacomo a Giussano in Brianza ha ospitato la reliquia di don Pino Puglisi. L’occasione è stata particolarmente importante per i numerosi fedeli che hanno partecipato ai momenti di preghiera e testimonianza offerti. A conclusione delle 4 giornate abbiamo posto al parroco don Sergio Stevan alcune domande.

 

Don Sergio come spiega l’interesse per la figura di don Pino Puglisi in una comunità della Brianza che dista migliaia di chilometri da Palermo?

Occorre premettere che questo è l’ottavo anno consecutivo che iniziamo in parrocchia l’anno pastorale con l’incontro con una personalità particolarmente significativa della Chiesa. L’anno scorso abbiamo venerato Carlo Acutis. Negli anni scorsi San Giovanni Paolo II, don Carlo Gnocchi, ecc.

 

D’accordo, ma perché proprio Pino Puglisi?

La scelta è compiuta sempre dalla comunità parrocchiale e raccoglie quindi il consenso e l’interesse dei parrocchiani. Evidentemente Puglisi ha fatto breccia anche nei loro cuori, anche se abitano tanto lontano da Palermo. La santità non si ferma di fronte alle distanze.

E come sono andate le cose quest’anno? Come vi siete messi in contatto con la diocesi di Palermo?

Alcuni parrocchiani vantano amicizie con amici palermitani. Ci siamo messi in contatto con loro e in particolare con il parroco di sant’Ernesto don Carmelo Vicari il quale non solo ci ha fatto avere, anzi ha portato personalmente, la reliquia, ma si è detto disponibile a partecipare personalmente; e così si è intrattenuto con noi per alcuni giorni.

Quale contributo gli avete chiesto in particolare?

Di fare una testimonianza sul suo rapporto con Puglisi. Sabato sera 3 settembre la chiesa era piena e la sua comunicazione è stata molto apprezzata. Ha poi partecipato a vari momenti liturgici e di preghiera che erano previsti nel programma.

E a lei cosa ha detto la persona e la testimonianza di Puglisi? Lei ha definito don Pino “un segno capace non solo di durate nel tempo, ma anche di vederlo crescere in futuro”. Come sarà possibile?

Il tratto saliente della personalità di Puglisi è – a mio avviso – la Parola. L’ho definito in una omelia come un uomo col profumo del Vangelo. E questo giudizio è corrispondente a quanto don Vicari ha detto nella sua testimonianza.

E poi?

Dall’ascolto della Parola all’ascolto degli altri il passo è breve. Don Pino sapeva ascoltare, perché la fede lo portava ad avere una apertura verso tutto e tutti, anche se era – come dicono – alquanto timido. È ampiamente noto che non si tirava mai indietro di fronte ad ogni rapporto. Anzi lo cercava, come quando lo chiese dal pulpito proprio a quei mafiosi che poi ne decretarono la morte. Questo giudizio vale anche per la Chiesa che deve essere sempre aperta al mondo. Sa di essere mandata a tutte le genti. Ma la cosa più importante per me è l’ultima.

Quale?

La ordinarietà della sua esistenza. Da quanto ho letto sulla sua vita non emergono fatti eclatanti, degni di interessare i giornali o l’opinione pubblica. In una fase così turbolenta per la chiesa palermitana, non aveva neppure la scorta. Don Vicari ci ha detto che anche tra i preti pochi pensarono che il sacerdote ucciso fosse proprio lui. Questo è un giudizio innanzitutto per me. Vivere bene l’ordinario consente – se necessario – di affrontare anche lo straordinario, come quello che fu chiesto a Puglisi.

Che giudizio complessivo trae da questi giorni?

Positivo perché è stata una occasione non solo di conoscenza, ma anche di conversione per me e per tutta la comunità. Prima della partenza della reliquia, all’inizio di questo anno pastorale, ho chiesto a don Pino di aiutarci ad incrementare la nostra fede, di renderla talmente viva, in grado di donare anche la vita, come a lui è stato richiesto.

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