Pellegrini di speranza

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di S.E. Mons. Michele Pennisi

Il motto del prossimo Anno Santo del 2025 è sintetizzato in due parole: «Pellegrini di speranza».  La differenza fra un pellegrino e un vagabondo sta nel fatto che il pellegrino, anche attraverso un cammino contorto non esente di dubbi, smarrimenti ed esitazioni, è mosso dalla speranza di arrivare ad una meta che dia senso alla sua vita, è alla ricerca di un perché a quello che gli accade; mentre il vagabondo è uno che vaga senza sapere dove andare, ubriacato dalle fuggevoli mode del tempo. Il pellegrino non è un camminatore solitario, ma uno che si mette in cammino insieme ad altri verso una meta comune.  La speranza è una certezza ragionevole di un bene futuro, «arduo, ma possibile a raggiungersi» secondo San Tommaso d’Acquino; certezza basata su una promessa che dà senso a un cammino, anche se faticoso, verso una meta sicura. La speranza si distingue dall’ottimismo, che è un atteggiamento acritico, una convinzione infondata che, non ostante la tragicità della realtà, alla fine tutto andrà bene.

La dinamica della speranza cristiana si sviluppa all’interno della comunità ecclesiale a partire dal riconoscimento della presenza di Gesù Cristo che si fa compagno di viaggio.  A questo proposito la scena dei discepoli di Emmaus, narrata nel Vangelo di Luca (Lc.24,13-35) è un messaggio di speranza, che ci indica il metodo educativo di Gesù Maestro, al quale anche noi dobbiamo ispirarci nel nostro cammino ecclesiale in preparazione al Sinodo delle Chiese che sono in Italia all’insegna della sinodalità.  Gesù cammina lungo la strada da Gerusalemme ad Emmaus assieme ai due discepoli amareggiati che si stanno allontanando dalla comunità; non li abbandona nel momento del dubbio e della delusione e accetta di passare da straniero.  Da vero Maestro, si mette con discrezione in ascolto, lascia che emergano tutti i loro dubbi e le loro domande. L’anonimo viandante non si limita ad accompagnare i due discepoli: li stimola, li ammonisce con amore e schiude loro il senso delle Scritture per aprire la loro mente ottusa e il loro cuore inquieto allo stupore della novità inaspettata che Dio opera nella storia realizzando le sue promesse. I due discepoli, carichi di tristi pensieri non immaginano che quello sconosciuto sia proprio il loro Maestro, ormai risorto. Mentre Egli parla con loro sperimentano tuttavia un intimo «ardore», che scioglie la durezza del loro cuore. Tra le ombre del giorno in declino e l’oscurità che incombe nell’animo dei due discepoli, quello strano pellegrino è un raggio di luce che apre i loro animi al desiderio della luce piena. Gesù schiude ai due discepoli un nuovo futuro, aprendo il loro cuore a una speranza affidabile. Il misterioso ospite rimane con loro e durante la cena nel momento in cui spezza il pane e lo dona ai discepoli si aprono loro gli occhi e lo riconoscono, ma egli scompare dai loro sguardi. Quando l’incontro diventa pieno, alla luce della Parola subentra quella che scaturisce dal «Pane di vita», con cui Cristo mantiene la sua promessa di rimanere con i discepoli «tutti i giorni fino alla fine del mondo» (cfr. Mt 28,20).    I due discepoli, che da vagabondi ritornano ad essere pellegrini pieni di coraggio e di entusiasmo, tornano sui propri passi verso Gerusalemme a testimoniare agli altri discepoli da cui si erano allontanati l’esperienza gioiosa del loro incontro con il Risorto.

Anche oggi Gesù è pronto ad andare anche con coloro che si stanno allontanando dal Cenacolo, dalla comunione dei fratelli, dalla Chiesa. Da risorto non smette di essere il Pastore buono che va in cerca delle pecore smarrite. Sulla strada dei nostri interrogativi e delle nostre inquietudini, talvolta delle nostre delusioni, Gesù il divino Viandante continua a farsi compagno del nostro incerto cammino per aiutarci a comprendere il senso della sacra Scrittura, svelarci il significato della sofferenza e della morte alla luce del Mistero Pasquale.  Il racconto dei discepoli di Emmaus assicura tutti noi che, quando ascoltiamo la Scrittura nella liturgia della Parola e partecipiamo allo spezzare del pane nella liturgia Eucaristica, ci riconosciamo come comunità riunita nel suo nome e ritroviamo fede, speranza e carità per essere discepoli missionari, testimoni gioiosi di Gesù Cristo Risorto.

Il cammino comune verso il prossimo Giubileo, scandito dagli appuntamenti sinodali, è una grande opportunità di rigenerazione della speranza che come comunità cristiana possiamo mettere in campo, accompagnando i cercatori di luce del nostro tempo a vivere esperienze che, facendoli uscire dal buio della pandemia e dai drammi quotidiani, fanno alzare gli occhi verso Gesù Cristo, «Luce delle Genti», che apre ad una speranza certa sul futuro.

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