Pubblicato il: 7 Gennaio 2021 alle 10:01 am

Omicidio Giuseppe Di Matteo: 25 anni trascorsi non invano

di Francesco Inguanti

Lunedì 11 gennaio 2021 saranno 25 anni, 25 anni dalla tragica uccisione di Giuseppe Di Matteo, ucciso dalla mafia in un modo atroce, sciolto nell’acido. Un martire appena adolescente che per 779 giorni è stato rinchiuso, privato della libertà e degli affetti e poi trucidato in modo efferato.

Ma dalla sua morte, pianta ininterrottamente fino ad oggi dalla mamma Franca Castellese, privata anche del conforto di portare un fiore sulla sua tomba, sono nati tanti fiori, tante piccole e grandi iniziative una delle quali non a caso denominata: “Un fiore per Giuseppe”.

Lunedì 11 gennaio come da tanti anni si terranno varie manifestazioni, rivolte soprattutto ai più giovani, per far comprendere che la lotta alla mafia riguarda tutti e che la mafia non risparmia nessuno, nemmeno i bambini.

Due persone tra le tante in questi anni hanno moltiplicato gli sforzi e dato vita a tante iniziative per ricordare il piccolo Giuseppe: il giornalista Pino Nazio e il Presidente del “Parlamento della Legalità” Nicolò Mannino. Loro insieme a diverse autorità della Valle dello Jato e a vari cittadini si recheranno alle 10,30 nel casolare vicino San Giuseppe Jato che adesso è stato trasformato nel “Giardino della Memoria” in cui avvenne l’omicidio.

Tante iniziative sono già state svolte e sono previste nelle scuole per ricordare l’avvenimento e indicare carnefici e mandanti dell’omicidio.

Mons. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale, nel suo messaggio ha tra l’altro affermato: “La resistenza alla mafia, passa attraverso un rinnovato impegno educativo che porti ad un cambiamento della mentalità, che deve iniziare fin da bambini. Il senso della legalità non è un valore che si improvvisa. La sua affermazione è affidata alla collaborazione di tutti e in modo particolare alla famiglia, alla scuola, alle associazioni giovanili, alla Chiesa e alle varie istituzioni pubbliche”.

È utile ricordare cosa scrisse il Beato Pino Puglisi a tal proposito: “E’ importante parlare di mafia, soprattutto nelle scuole, per combattere contro la mentalità mafiosa, che poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo per soldi. Non ci si fermi però ai cortei, alle denunce, alle proteste. Tutte queste iniziative hanno valore ma, se ci ferma a questo livello, sono soltanto parole. E le parole devono essere confermate dai fatti”.

La giovane età del nuovo martire per la giustizia ha consentito in questi anni un impegno soprattutto tra gli studenti delle scuole che in molti modi hanno partecipato e contribuito a tener vivo l’impegno per la lotta alla mafia. La resistenza alla mafia, passa, infatti, per un rinnovato impegno educativo che deve condurre a quel cambiamento di mentalità necessario per vincere la guerra e non solo qualche battaglia. Il senso della legalità non è un valore che si improvvisa. La sua affermazione è affidata alla collaborazione di tutti e in modo particolare alla famiglia, alla scuola, alle associazioni giovanili, alla Chiesa e alle varie istituzioni pubbliche.

“La Chiesa – ha scritto mons. Pennisi – sente di avere una sua responsabilità per la formazione di una diffusa coscienza civile di rifiuto della mentalità mafiosa e non si sente estranea all’impegno, che è di tutta la società siciliana, di liberazione dalla triste piaga della mafia.”.

“Non abbiamo mai avuto paura – ha detto in questi giorni Nicolò Mannino – di percorrere una strada piena di fango e di tante pozzanghere d’acqua. Assolutamente no. Siamo arrivati in quel luogo con tanta commozione e tanta rabbia dentro il cuore poiché è diabolico e disumano tenere sotto sequestro per 779 giorni un bambino e poi gettarlo in un barile pieno di acido”.

Nel 2014 i membri del Parlamento della Legalità vollero collocare nel “Giardino Della Memoria” la “Croce del Riscatto”, che fu benedetta dallo stesso arcivescovo di Monreale. Quest’anno hanno proposto una significativa iniziativa che coinvolge tutte le scuole: un’ora di lezione dedicata alla memoria di Giuseppe.

“Esprimo la più dura condanna – ha concluso il presule – per chi ha commesso questo atroce delitto, che denota la mancanza del santo timor di Dio e dei valori morali fondamentali a partire dalla la sacralità della vita umana e dal rispetto degli elementari diritti dei bambini e prego il Signore perché converta i loro cuori dia loro la forza di riparare il male fatto. Noi siamo sicuri che il piccolo Giuseppe, come i santi innocenti uccisi da Erode, è un fiore meraviglioso nel giardino di Dio, è una nuova stella che brilla nel firmamento del cielo, è nel cuore di Dio ricco di misericordia circondato dagli angeli e i santi”.

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