Caritas e Banco Alimentare celebrano la Pasqua con il Vescovo Isacchi

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Venerdì 20 marzo gli operatori della Caritas diocesana e i volontari del Banco Alimentare della Sicilia Occidentale si sono stretti nel Duomo di Monreale attorno all’Arcivescovo mons. Gualtiero Isacchi per celebrare la Pasqua.

Un momento molto significativo che ha sugellato nel modo migliore un impegno comune che da molti anni le due associazioni portano avanti a servizio dei tanti che in Diocesi e non solo hanno necessità di essere sostenuti ed accompagnati nei bisogni fondamentali.

L’importanza e il significato dell’azione del Banco Alimentare è stato ampiamente evidenziato da mons. Isacchi nel corso dell’omelia quando preliminarmente ha voluto affermare che di fronte ad un contesto storico così complicato e caratterizzato da conflitti, da guerre, da violenza, il servizio che viene svolto dalla Banco Alimentare si pone proprio dentro la realtà come segno di una presenza, “come anticipazione di quella libertà definitiva operata dal Signore espressa sinteticamente cantata dal salmista”.

Mons. Isacchi ha voluto leggere un breve testo di don Giussani su questo tema: “Il miracolo è la realtà umana vissuta. senza enfasi eccezionale senza necessità di eccezioni senza fortune particolari è la realtà del mangiare del bere del vegliare e del dormire investita dalla coscienza di una presenza che ha i suoi terminali in mani che si toccano, in facce che scrivono, in perdono da dare in sorte, da istruire in una fatica da compere, in un lavoro da accettare”.

E così lo ha commentato: “Ecco mi pare che questa espressione, queste espressioni sintetizzino perfettamente il ‘miracolo del Barco Alimentare’. Lo chiamo miracolo perché nasce dall’intuizione e dall’iniziativa percepita da quattro amici. Che cosa possono fare quattro persone rispetto a tutte le esigenze dei poveri che ci sono nel mondo e in Italia? Hanno sentito l’urgenza di dover dire qualche cosa della responsabilità personale nel dover rispondere ai sogni quotidiani di tante famiglie; e quel piccolo sogno è diventato una realtà che raccoglie migliaia di operatori, di volontari, di assistiti; è la storia del piccolo seme, di quel seme che è il più piccolo tra i semi della terra, ma gettato nel terreno diventa un arbusto talmente grande che tutti gli uccelli del cielo possono andare a riposarsi all’ombra delle sue foglie”.

L’Arcivescovo si è poi soffermato in una breve descrizione del contesto sociale in cui

siamo immersi. “Oggi tutto ci spinge – ha detto – a scegliere come valore il nostro io nell’espressione del momento, cioè i bisogni che hai in questo istante; queste sono le regole della vita e quindi il valore da soddisfare è il bisogno che troviamo in questo momento, qualunque cosa tu senta di dover fare, hai il diritto di farla. Quindi l’istante che stiamo vivendo è il valore superiore rispetto al quale tutta la realtà va declinata”.

Ed allora sorge spontanea la domanda: qual è la risposta a questo stato delle cose? La nostra risposta ha detto l’Arcivescovo va ricercata nel Vangelo che, come anche l’attività del Barco Alimentare, si pone in contraddizione con questa comunità. “Noi cristiani siamo in segno di contraddizione rispetto a questo modo di pensare e di fare, E credo che le letture di questo oggi possano anche orientare ancor più decisamente il nostro cammino quaresimale e la nostra scelta verso una vita caratterizzata dalla fraternità, dalla solidarietà e dal bene, quello con la B maiuscola”.

Ed infatti facendo riferimento alla prima lettura dal libro della Sapienza ha precisato: “In questo testo viene presentato un atteggiamento che mi pare descriva l’attuale contesto socioculturale del quale non siamo: cioè tutto ciò che è positivo, tutto ciò che è bene, diventa un pretesto per il male, per pensare male e fare male”. Il tentativo è quello di insinuare il dubbio, che dietro al bene ci sia un pensiero negativo. Ha luto ricordare in tal senso un passo significativo del Vangelo che afferma il momento in cui i malvagi dissero: mettiamolo alla prova, mettiamo alla prova la sua pazienza se c’è qualcuno che dice di essere figlio di Dio, che chiama Dio suo Padre, condanniamolo alla morte infamante perché certo se è figlio di Dio, lo stesso Dio interverrà a salvarlo.

L’Arcivescovo ha concluso la sua riflessione richiamando tutti all’opzione che per il cristiano autentico è assolutamente priorità, cioè lasciarsi attirare dalla condotta del giusto, prendere le distanze dal bisogno di accettazione, di approvazione e lasciarci invece affascinare dal bene e dal bello di una vita buona, di una vita giusta.

A conclusione della celebrazione Santo Giordano Presidente del Banco Alimentare dopo aver ripercorso il lavoro che accomuna il Banco con le 34 Caritas della diocesi di Monreale e aver ringraziato per la collaborazione don Calogero Latino, ha espresso così il senso del comune impegno: “Il tentativo non è solo quello di offrire un sostegno alimentare, ma, anche e soprattutto, di non fare sentire sole e dimenticate tutte queste persone. Oggi, stiamo cercando di essere ancora più vicini attraverso ‘misure di accompagnamento sociali’, che hanno la finalità di contrastare l’esclusione sociale e di contribuire al miglioramento delle condizioni economiche”.

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