Al via il 1° Forum Paneuropeo delle Confraternite

di Francesco Inguanti

È iniziato ieri sabato 15 febbraio a Lugano il primo grande raduno delle Confraternite che operano in Europa. I rappresentanti delle Confraternite presenti nei più importanti stati del vecchio continente, con la autorevole presenza di mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, lavoreranno due giorni per giungere alla definizione di un documento programmatico chiamato «Charta 2020».

La prima giornata di lavori è stata segnata dalla ampia e articolata comunicazione che Francesco Antonetti, presidente della Confederazione delle confraternite italiane, organismo che fa capo alla Cei, ha svolto per illustrare una “prima fotografia”, come l’ha definita, “per altro con stime ancora parziali”, come ha precisato, della realtà delle Confraternite europee.

Da questa rilevazione emerge che in Europa sono circa 20.000 e di esse fanno parte circa 6 milioni di confrati. La nazione con maggior numero di Confraternite è la Spagna; seguono poi Italia, Francia, Portogallo, Svizzera, Polonia, Austria, Malta, ecc. Vi sono confraternite operanti da molti secoli. La più antica è a Toledo ed è del 1085. Ma la Confraternita del Santissimo Salvatore di Enna è del 1261.

I dati italiani parlano di iscritte 3.200 confraternite, “ma stimiamo – ha detto Antonetti, che siano più di 6.000 quelle vive, cioè attive. Il 50% delle confraternite è al Sud, il 30% al Centro e il resto al Nord.

Le Confraternite storicamente hanno iniziato prendendosi cura dei malati e fondando di conseguenza gli ospedali, soprattutto in occasioni delle pestilenze; ma hanno poi curato i funerali e la gestione dei cimiteri. La Rivoluzione francese e il laicismo che si diffuse in tutta Europa, riducendo la religione a un affare privato, ne limitò la presenza nel tessuto sociale e religioso.

Ancora oggi si dedicano alla assistenza agli infermi e anziani; curano anche oggi i funerali e gestiscono molte cappelle cimiteriali. In Spagna hanno una particolare attenzione alle c. d. Borse della carità, strutture che offrono beni alimentari a poco prezzo, una sorta di supermercato per i poveri, e poi gestiscono centri di educazione sociale e per la ricerca del lavoro. In molte nazioni svolgono azioni di soccorso in caso di calamità maturali, come in Italia le Misericordie. E poi altre attività come il sostegno al clero, le adozioni a distanza, oltre alle attività più note: quelle della pietà popolare, come le processioni, o della catechesi, anche attraverso dei predicatori. Una dimensione che le caratterizza tutte è quella della carità, mentre altre si sono dedicate alla cura della musica, soprattutto attraverso i cori. Poi ci sono quelle che si dedicano all’arte, agli arredi sacri, o alla pubblicazione di libri.

Una realtà così ampia e variegata fa emergere anche criticità legate soprattutto al basso livello di coordinamento che esiste e sul quale dovrà intervenire anche il documento finale, la «Charta 2020».

Tra le criticità più rilevanti Antonetti ha citato quelle del ricambio generazionale. “I giovani non mancano ma ce ne vorrebbero di più e si pone il quesito di come fare ad attirarli”. “Poi – ha aggiunto – non mancano le diatribe tra membri delle confraternite e assistenti spirituali sulla gestione dei beni o sulle modalità della formazione”. “La Formazione – ha precisato – è un aspetto chiave di questa esperienza, perché il bene che possono fare le confraternite passa dalla qualità della loro vita cristiana”.

Non è mancato anche il riferimento al delicato tema dell’inquinamento delle confraternite in territori ad alto tasso di criminalità organizzata. “Il problema – ha spiegato – c’è ma va affrontato con il senso delle proporzioni. Non si deve fare di ogni erba un fascio quando emergono casi gravi che rappresentano però delle eccezioni. Un rapporto stretto tra la confraternita e l’assistente ecclesiale e un buon lavoro di formazione impediscono certe degenerazioni”.

Questi temi e molteplici esperienze portate nel corso del dibattito, contribuiranno alle conclusioni che la «Charta 2020» farà sue come piano di lavoro dei prossimi anni.

 

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